Dal Carroccio al futuro. Il dissesto finanziario spinge verso nuove opportunità. Dal camouflage con un nuovo nome al partito unico del Centrodestra, fino all’abbraccio totale con i 5 Stelle

di Gaetano Pedullà
Editoriale

Le motivazioni del tribunale del Riesame di Genova sono chiarissime: la legge obbliga i giudici a mandare per stracci la Lega. Salvini non c’entra nulla con i soldi spesi da Bossi e dal suo spregiudicato tesoriere Belsito, ma nell’eredità ricevuta c’era questa bomba, che adesso è esplosa. Da un punto di vista giuridico, la strada per resistere
è sempre più stretta (anche se i legali del Carroccio impugneranno in Cassazione la decisione di ieri e si attende la
sentenza di appello al giudizio di primo grado), mentre sotto l’aspetto politico si sta realizzando un intollerabile abuso dei fondamentali stessi della democrazia. Togliere a una forza politica con milioni di elettori la possibilità di esercitare concretamente la sua funzione è aberrante e non si capisce davvero come facciano i costituzionalisti a tacere, nonostante si metta in discussione una basilare prerogativa di libertà: il diritto di tutti a svolgere l’attività politica, espressamente tutelato dalla nostra Carta fondamentale.

In questo contesto, la decisione di ieri apre scenari completamente nuovi e imprevedibili. Sequestrando tutti i soldi in cassa – si parla di circa cinque milioni, oltre ai tre già prelevati – la Lega non potrà più tenere aperta una sola sezione, dovrà licenziare i dipendenti, disdire persino le utenze telefoniche. Il sottosegretario alla Presidenze del Consiglio ed esponente di primo piano del partito, Giancarlo Giorgetti, l’ha detto senza giri di parole appena qualche giorno fa: la Lega chiude. Un epilogo tutt’altro che scontato, ma visti i chiari di luna molto probabile. Dunque cosa può accadere in concreto?

Mai tanto consenso – Il numero uno di via Bellerio ancora ieri ostentava sicurezza, affermando una indiscutibile
verità: al partito possono togliere tutto ma non il consenso degli italiani. Anzi! Questa vicenda, in tandem con le
ipotesi di reato indicate dalla Procura di Agrigento per la gestione degli immigrati sulla nave Diciotti, farà schizzare ancora di più i voti della Lega. Salvini potrebbe perciò resistere, accedere al credito bancario, concordare con i giudici o con le amministrazioni competenti il rimborso rateale delle somme dovute, magari riuscendo a
fare accertare che il conteggio finale non è affatto di 49 milioni, come emergerebbe dalle carte presentate dagli avvocati. Parallelamente si potrebbe spingere sulle  donazioni private, sulla generosità degli elettori e dei sostenitori. Anche in politica, però, le grandi crisi possono offrire grandi opportunità. E qui gli scenari diventano
moltissimi. Il più coinvolgente per numerosi elettori del Centrodestra è quello del ritorno a un partito unico, lasciando al suo destino la Lega con i conti pignorati per far nascere un nuovo soggetto comprendente Forza Italia e, se dovesse accettare, Fratelli d’Italia. Un’idea che per il momento il Cavaliere frena, ma ai commentatori più attenti non sfugge come Berlusconi stia lasciando da tempo al suo destino il partito che ha fondato venticinque
anni fa. Certo, la domanda è d’obbligo: il vecchio leader sarà disposto a fare da secondo a Salvini? Vista com’è andata la precedente esperienza del Pdl il dubbio è legittimo, per quanto i tempi siano profondamente cambiati.
In alternativa c’è la possibilità di un ardito camouflage: chiudere la Lega e continuare a far vivere lo stesso partito con un altro nome. Una nuova sfida ai codici e ai magistrati, che farebbero sicuramente partire una nuova battaglia giudiziaria, rivendicando la continuità con il soggetto a cui sono stati pignorati i conti. Per ogni evenienza, sono  stati già depositati altri simboli di partito, sotto la regia dell’ex ministro Roberto Calderoli. Tralasciando altre scappatoie più o meno fantasiose c’è infine una strada apparentemente folle ma tutt’altro che impossibile: ideare un percorso di fusione con i Cinque Stelle. Ora è probabile che chi sta leggendo sia saltato dalla sedia, ma anche la sola idea di governare insieme pochi mesi fa sembrava fantascienza. E tra i rispettivi elettori ci sono molti aspetti che dividono, ma altrettanti e persino di più che uniscono.