Dal presepe ai confetti, Jung aveva regione. Il saggio sul perché di riti, feste e usanze. Alla ricerca delle nostre origini ancestrali

di Carmine Gazzanni
Cultura

13libroPochi avrebbero mai potuto immaginare che il gioco dell’oca, come quello della campana, hanno la “configurazione di un percorso inziatico di tipo labirintico”. E mai si sarebbe potuto immaginare che le fontante, oggi sinonimo spesso di opere d’arte, acquistino il loro alto valore simbolico sin dall’antichità. E così il bosco, la foresta, l’arcobaleno. O, ancora, la campana: la credenza pagana voleva che i diavoli vivessero nei fulmini, “si annidassero nei mulinelli del vento, calvalcassero le nuvole e le comete” e l’unico modo per scacciarli era diffondere il suono armonico delle campane. Da lì il rintocco in ogni chiesa d’Italia e del mondo. Che dire, infine, degli indovinelli, oggi astuti giochi di parole e divertimenti per esercitare la mente, ma una volta enigmi sacri dietro cui si nascondevano, perché no, riti e iniziazioni. Basti questa rapida carrellata di miti, usanze, tradizioni per comprendere come il viaggio di Carlo Lapucci, scrittore e studioso di tradizioni popolari, in Miracoli e leggende (EDB, pp. 262) sia un viaggio che, partendo da ciò che solo apparentemente è superficiale, tocca le corde più profonde dell’uomo, perché le forme elementari, modeste, spesso ingenue e popolari di devozione, ci raccontano ciò che non si può scrivere, ci dicono ciò che non si può dire, ci mostrano ciò che, in altra maniera, non si potrebbe mostrare. D’altrone Carl Gustav Jung ce lo aveva detto chiaramente, elaborando il concetto di “inconscio collettivo”. E quello che dimostra Lapucci, con esempi, curiosità, studi approfonditi e accurati, è come oggettivamente esista un contenitore psichico universale, un inconscio che viaggia parallelamente a quello personale e che è comune a quello di tutti gli altri esseri umani. Soltanto partendo da questo presupposto, soltanto accettando l’idea che ci sia un minimo comun denominatore psichico e che dunque non siamo fatti solo di sinapsi, possiamo comprendere come l’uomo di oggi, dall’adolescente schiavo dei social al professore universitario, dal concorrente del Grande Fratello fino al politico di lungo corso, sia legato a doppio filo a simboli e ad “archetipi”, per dirla ancora con Jung, in una rete indissolubile che integra e salda la vita umana, tanto individuale quanto collettiva, alla liturgia della creazione divina.

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