Dal salame ai taralli, nel 2018 ritirati 177 alimenti. Boom di interventi del ministero della Salute per fattori chimici o microbiologici

di Carmine Gazzanni
Salute

Il 14 dicembre ad essere ritirati sono stati alcuni lotti di salsiccia secca per “rischio microbiologico”. Il giorno prima, ancora per rischio microbiologico, ad essere ritirato è stato il ciauscolo. Il giorno prima ancora, invece, alcuni lotti di cozze raccolte nel golfo di Oristano. Il documento di ritiro, pubblicato dal ministero della Salute, non ammette repliche: “Prodotto da non consumare”, si legge.

E prima ancora è capitato col pecorino semistagionato del Caseificio La Fonte, col dessert alla vaniglia della Conad, col filone di pesce spada decongelato di Turla Pierino. E così via. Il risultato? Ci sono, sempre sul sito del ministero, ben 14 lotti di alimenti ritirati in altrettanti giorni.

A dicembre non c’è stato un solo giorno senza che il dipartimento generale per l’igiene e la sicurezza degli alimenti non abbia ritirato un prodotto dal mercato. Ancora più indicativo il discorso se allarghiamo all’intero anno appena trascorso: nel corso del 2018 gli avvisi di ritiro sono stati ben 177. E hanno contemplato gli alimenti più svariati: tarallini pugliesi, latte, cioccolata calda, salmone affumicato.

Finanche l’acqua come capitato ad agosto con alcune casse di un marchio decisamente noto. “Richiamo cautelativo per particelle in sospensione da caratterizzare”, si legge nel documento di ritiro. Dal ministero, tuttavia, precisano: “Nessun allarmismo, i ritiri testimoniano proprio che il meccanismo di controllo funziona”, dicono.

Se sicuramente è vero quest’appunto, qualcosa in più probabilmente, soprattutto nel controllo dell’intera filiera si potrebbe fare. Attraverso l’ultima relazione del ministero della Salute che riprende le notifiche di allerta Rasff (Rapid Alert System for Food and Feed, ndr) è possibile risalire ai prodotti e alle ragioni di ritiro. Nel 2016 sono state trasmesse all’Efsa (Autorità europea per la sicurezza alimentare) 2925 notifiche in tutt’Europa contro le 2967 del 2015.

Il Paese più attento ai controlli – che ha anche inviato più notifiche – è proprio l’Italia (415), seguita da Germania (368) e Regno Unito (352). Gli alimenti oggetto di notifica in Italia sono stati importati principalmente da Spagna (90), Cina (46) e solo dopo ci sono quelli prodotti direttamente nel nostro Paese (40). A seguire Egitto (29), Turchia (19) e India (18).

Se passiamo, invece, alla tipologia di alimenti a spiccare sono i prodotti della pesca (175 casi in Italia, 525 in tutta Europa), ritirati principalmente per l’elevato contenuto di metalli pesanti (mercurio e cadmio in particolar modo), ma spesso anche per “contaminazioni microbiologiche” o per “controlli insufficienti”. In misura minore per “residui di farmaci veterinari”.

Per quanto invece riguarda la carne, spiccano le notifiche di salmonella (soprattutto per il pollame: su 161 notifiche, 142 hanno questa origine), escherichia coli e listeria. I Paesi di origine dei lotti ritirati in questo caso sono Polonia (15 notifiche), Germania (14), Italia e Olanda (12), Brasile (9).