D’Alfonso in volata per portare l’Abruzzo al Governo. Ma intanto lascia in Regione il dirigente amico

di Carmine Gazzanni
Cronaca
D'Alfonso

Mentre il governatore Luciano D’Alfonso è lanciatissimo nella scalata ai Palazzi del potere romano per “portare l’Abruzzo al Governo” – parole sue – nelle stanze del potere regionale si gioca un’altra partita. Parallela e collaterale, che riguarda i dirigenti. Incarichi tecnici, si direbbe, ma non è detto. O, meglio, non lo sono per Vincenzo Rivera, che ad oggi ricopre sia la carica di direttore generale della Regione Abruzzo sia quella di direttore pro tempore del Dipartimento della Presidenza e Rapporti con l’Europa. Nonostante, secondo alcuni, non abbia i requisiti per ricoprire quei ruoli apicali.

Cursus honorum – Il curriculum di Rivera parla chiaro: ex consulente di Abruzzo Lavoro, già consigliere comunale e assessore a L’Aquila col Pd, è stato capo di gabinetto dell’ex governatore Ottaviano Del Turco dal 2005 al 2008, per poi entrare nello staff di D’Alfonso, in qualità di dirigente prima e di coordinatore dell’ufficio di diretta collaborazione del presidente poi. Ma il cursus honorum di Rivera subisce un’importante accelerata quando a maggio scorso l’attuale governatore e la sua giunta lo hanno voluto come direttore generale senza partecipare ad alcun avviso. Incarico che, come detto, cumula quello di direttore del dipartimento della presidenza. Arriviamo, così, a dicembre 2017, quando è stato deciso, senza colpo ferire, di prorogargli di ulteriori sei mesi (e dunque fino a maggio prossimo) l’incarico di direttore generale. Insomma, in men che non si dica, Rivera, che fino ad allora aveva svolto incarichi retribuiti sì alla stregua di un dirigente ma senza mai esserlo, si ritrova di fatto dirigente per nomina politica senza passare da un concorso pubblico. Come accaduto proprio con l’assegnazione dell’incarico di direttore generale della Regione Abruzzo.

I dubbi e il parere – Il dubbio, però, che tutto sia lecito attanaglia in tanti nelle stanze del potere abruzzese. Dato che, come visto, Rivera ha ricoperto esclusivamente ruoli di diretta collaborazione (di nomina politica), sebbene apicali, dunque non assimilabili ad un incarico dirigenziale. Come se non bastasse, a supporto di questa tesi, c’è anche un parere dell’Ufficio per il Personale della Pubblica Amministrazione di Palazzo Chigi risalente al 2008 in cui, appunto, si sottolinea come tra i requisiti per avere incarichi direttoriali, bisogna essere stato dirigente pubblico o privato per almeno cinque anni. Né è possibile pensare, come nel caso di Rivera, che un incarico di diretta collaborazione politica, pur se equiparato economicamente ad una posizione dirigenziale, possa esserlo anche sotto un profilo giuridico. Su questo aspetto la pronuncia è chiara: “Quando si parla di equiparazione con incarico dirigenziale è altresì necessario specificare che tale può ritenersi solo quella riferita tanto al profilo giuridico quanto a quello economico”. Ecco perché “la mera equiparazione al dirigente del trattamento economico percepito non fa assurgere l’incarico alla tipologia” in questione. Non deve averla pensata allo stesso modo D’Alfonso, però, dal momento che il governatore ha deciso d’imperio di premiare Rivera. “Non si tratta di una proroga in senso letterale – dice lo stesso Rivera a La Notizia – Sono direttore del dipartimento della presidenza. La nostra legge regionale (la n.77 del ‘99, ndr) ha un buco dato che, se stabilisce che un direttore del dipartimento può essere sostituito cercando all’interno del dipartimento stesso, non c’è soluzione per il direttore generale. Ecco perché si è pensato di cercare tra i capi dipartimento”. E la scelta di D’Alfonso, per l’appunto, è caduta su Rivera. Peraltro, precisa ancora il dirigente, “io non ho sottoscritto alcun contratto, ho assunto una sorta di interim, oltretutto non retribuito”. E questo, a detta di Rivera, non determina la violazione della legge, “dato che la Regione non può fare assunzioni”.

Tw: @CarmineGazzanni