Dalla pax fiscale a quella elettrica. Parla Bernardi (Illumia): “Stop ai contenziosi del passato. Dare forza agli operatori privati fa bene al Paese”

dalla Redazione
Economia

Fatta la pace fiscale adesso una bella spinta all’economia può arrivare con la pace elettrica. A lanciare la proposta, che non è un colpo di spugna su centinaia di contenziosi per gli sbilanciamenti sul mercato dell’energia, ma l’apertura di una stagione nuova per tutto il settore, è Marco Bernardi, presidente di Illumia, azienda che opera in tutta Italia, con un fatturato vicino al miliardo l’anno. “Sul mercato degli sbilanciamenti elettrici pendono circa 150 ricorsi e un’incertezza che va avanti da 8 anni. Sarebbe ora di chiarire il passato e soprattutto regolare il futuro”, spiega Bernardi.

Se parliamo di mercato, l’Antitrust sta per chiudere un’istruttoria su cui trapelano forti critiche all’Enel.
“Vedremo. Di sicuro c’è una tendenza regolatoria alla concentrazione. Un processo ineludibile, e anche sano, a patto che non scada in una logica oligopolistica. E il fatto che il 66% del mercato retail sia in mano ai tre principali operatori elettrici non è un bel segnale. Decisioni come proroga della fine della Tutela, o l’innalzamento degli oneri di sistema, per non parlare dell’impatto che ha avuto l’inserimento del canone Rai in bolletta, non hanno aiutato un settore dove continua a crescere il numero di operatori, ma non le loro dimensioni. Così la competizione è sulle briciole e i clienti pagano il prezzo di un’eccessiva aggressività commerciale”.

Il settore energetico offre lavoro a 250mila persone, in gran parte laureate e con una forte predisposizione all’internazionalizzazione. Può crescere ancora?
“Senza dubbio, ma solo a condizione di aprire sul serio il mercato. E qui il rinvio della chiusura del mercato regolato e l’incertezza sulle norme attuative sono un evidente handicap”.

Suggerimenti?
“Per esempio insistere con decisione sulla demand response. Consentire, cioè, la partecipazione delle unità di consumo al mercato dei servizi tramite l’aggregazione di diverse unità nelle cosiddette Unità Virtuali Abilitate (Uva)”.

Il mercato è complesso ma la sua azienda cresce, anche grazie alla media di un’acquisizione esterna l’anno. Wekiwi nel 2016, Electra nel 2017. E ora?
“Contiamo di dare una notizia in tal senso entro dicembre o al massimo nel primo trimestre del 2019, così da mantenere questa crescita costante”.

E come pensate di finanziare la crescita? Avete in mente di aprire il capitale a soci industriali o alla quotazione?
“Vogliamo e dobbiamo crescere. Per questo, anche se la nostra attitudine coincide con una fortissima vocazione al controllo dell’azienda, in un’ottica di accelerazione della crescita le opzioni citate sono entrambe sul tavolo e ci stiamo lavorando”.

Illumia è già oggi tra i primi gruppi privati italiani nel settore dell’energia, con 300.000 utenze servite. Nel medio periodo dove volete arrivare?
“Abbiamo una task force interna che vaglia dossier e opportunità per la crescita per vie esterne con eventuali operazioni di M&A, ma crescere organicamente è il nostro primo obiettivo. Per questo il Gruppo ha iniziato un processo di internazionalizzazione e differenziazione, grazie al buon esito della start up Wekiwi che supererà i 15 milioni di fatturato e circa 20mila clienti quest’anno. Entro la fine del 2018 è previsto inoltre il “lancio” dello spin off WeKiwi – unico venditore italiano di energia esclusivamente online – nel mercato francese, che è in una fase di decollo con nuovi operatori entranti e un forte interesse verso il web, non ancora così competitivo come in altri Paesi e il Regno Unito. In Francia è anche più agevole passare da un operatore ad un altro (tempi di switching più brevi) e il rapporto con i distributori è meno rigido rispetto al nostro. E poi c’è la differenziazione. Qui abbiamo appena attivato WekiwiSolar, che rappresenta ad oggi il primo operatore di fotovoltaico esclusivamente online. E sperimentare è una caratteristica che dà energia al mercato elettrico”.