Dall’infanzia alla terza età, che fantasia sui ministeri. Impazzano le proposte dei partiti: meritocrazia, benessere, alimentazione

di Mattia D'Angelo
Politica

Conta di più un nuovo ministro o un nuovo ministero? Mentre il dibattito politico è concentrato sulla lista dei ministri del Movimento 5 Stelle, inviata al Quirinale ancora prima delle elezioni, c’è un altro fenomeno che impazza nella campagna elettorale e contagia quasi tutti gli sfidanti. La proliferazione di nuovi ministeri.

Fantasia senza limiti – Un tema che scatena la fantasia dei partiti. Almeno a giudicare dall’elenco, lungo e curioso, che in molti casi travalica addirittura le indicazioni della legge che regolamenta la formazione del governo. In base alla riforma Bassanini, poi modificata, i dicasteri con portafoglio (cioè dotati di proprio bilancio e quindi con capacità di spesa) non possono essere più di tredici. Ad essi possono aggiungersi, ma in numero militato, quelli senza portafoglio. Ecco quindi, coalizione per coalizione, quali proposte potrebbe trovarsi Sergio Mattarella sulla scrivania dello studio alla Vetrata quando arriverà il momento di nominare i ministri. Che, in base all’articolo 92 della Costituzione, sono nominati, appunto, dal presidente della Repubblica su proposta del presidente del Consiglio. Resta dunque tra i poteri del Capo dello Stato depennare i nomi delle personalità proposte ma anche dei dicasteri indicati, per riportare una eventuale ipertrofica compagine governativa a numeri ragionevoli, in linea con le ultime leggi sulla presidenza del Consiglio.

Record a 5 Stelle – Il Movimento 5 Stelle compete per la palma della novità. Luigi Di Maio ha proposto in queste ultime settimane l’istituzione del ministero della Deburocratizzazione e della Meritocrazia (nuovo nome del ministero della Pubblica amministrazione). Ma ha anche suggerito la nascita del ministero dell’Infanzia e di quello del Benessere e della Qualità della vita, per la cui guida ha pensato a una donna. In totale pensa a un governo con 17 ministri, comprensivi sia di quelli con sia di quelli senza portafoglio. Anche il centrodestra non è rimasto a guardare e in poche settimane ha creato dal nulla diversi nuovi dicasteri. Matteo Salvini ne ha ideati due: il ministero dei Disabili e quello del Tesoro dei Beni culturali (per mettere a frutto la cultura italiana e trasformarla in posti di lavoro ed entrate per lo Stato). Due nuovi dicasteri saltano fuori pure dal cilindro di Silvio Berlusconi. Il leader di Forza Italia ha già annunciato, infatti, di voler dar vita a un esecutivo con 20 ministri. Pochi giorni fa ha ipotizzato il dicastero della Spending review, per cui ha lanciato la candidatura di Carlo Cottarelli, e quello della Terza età, da affiancare alla proposta di pensioni a mille euro.

Meloni made in Italy – E infine Giorgia Meloni che di proposte originali ne ha lanciate tre: il ministero della Giustizia sociale, quello del Turismo e del Made in italy e infine una modifica lessicale, ma non solo, al ministero del Lavoro, che se governasse Fdi diventerebbe il ministero del Lavoro e delle Professioni. Più cauto il Pd. Il suo leader Matteo Renzi ha frenato sull’idea di nuovi dicasteri: “Già così ce ne sono troppi”, “dei 64 governi nei 72 anni di vita repubblicana, quello che ho avuto l’onore di presiedere è stato quello con meno ministeri di tutti, secondo solo a De Gasperi. Lui aveva 15 ministri, noi 16 e già così secondo me erano anche troppi”.

Avanti c’è posto – Ma un ministero nuovo non si nega a nessuno e così Maurizio Martina, sull’onda del successo di Expo, ha spiegato che fosse per lui darebbe vita al ministero dell’Alimentazione. Ora tocca agli elettori dire se le nuove proposte sono piaciute o meno. E soprattutto se, fatta eccezione per il Movimento 5 Stelle che alle urne andrà dopo aver annunciato l’intera squadra di governo, si accontenteranno di sapere quali saranno i ministeri ma non chi li guiderà.

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