Defibrillatore a bordo campo? Nemmeno per sogno. L’obbligo slitta al 2017 con la scusa del terremoto

di Antonello Di Lella
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defibrillatore

Ogni scusa è buona per rinviare l’uso obbligatorio del defibrillatore nello sport dilettantistico. E così mentre sui campetti di periferia ci sono atleti che perdono la vita, l’ultimo triste episodio martedì scorso a Castelpagano (Benevento) dove un atleta è stato stroncato da un arresto cardiaco durante una partita del campionato regionale di calcio a 5, l’introduzione dell’apparecchio salvavita resta chiusa nel cassetto delle promesse tradite. L’ultima proroga, anche se formalmente il ministero della Salute l’ha definita sospensione della misura fino al 1 gennaio 2017, è arrivata in seguito al terremoto che ha colpito il centro Italia. Sì, avete capito bene. La nota esplicativa del dicastero guidato dalla ministra Beatrice Lorenzin è relativa al decreto “interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dal sisma del 24 agosto 2016”.

Che c’azzecca – Ma cosa c’entra il terremoto con la mancata introduzione dell’uso del defibrillatore? Bella domanda. E, infatti, in prima battuta la sospensione dell’obbligo (che sarebbe scattato a partire dal 1 dicembre, ndr) era relativa soltanto a tutti quei Comuni inseriti nel cratere sismico. E ci poteva stare vista l’emergenza. In un secondo momento, però, il ministero ha decretato la sospensione anche per tutto il resto d’Italia perché, spiega la nota, “sono pervenute numerose richieste in ordine al corretto ambito di applicazione della norma”. Come se di tempo ce ne fosse stato poco per fornire chiarimenti. Si dà il caso che a oltre quattro anni dalla morte in campo a Pescara del calciatore Piermario Morosini, il caso mediatico più noto, si continua a disattendere (proroga dopo proroga) la norma che in quei giorni era richiesta a microfoni spiegati dal mondo istituzionale.

Quante falle – “Si attendono ancora chiarimenti su come gestire l’adempimento quando si organizzano attività in ambiente e su strada. Per esempio dovrebbe essere chiarito quanti defibrillatori servono per attività del genere”, ha spiegato a La Notizia Tiziano Pesce, responsabile nazionale  tesseramento e consulenze dell’Uisp (Unione italiana sport per tutti), “Allo stesso tempo dovrebbe essere chiarito quali sono le attività a basso rischio”. Uno dei problemi è sicuramente rappresentato dai costi dell’apparecchiatura, non sostenibile per tutte le società che fanno sport a livello dilettantistico. “Gli enti locali avrebbero potuto aiutare maggiormente le società per l’acquisto dei defibrillatori”, ha affermato Pesce, “noi come Uisp ci siamo attivati stipulando una convenzione con l’Associazione Nazionale Pubbliche Assistenze, promuovendo la cultura della salute attraverso corsi di formazione a costi accessibili”. Da anni, intanto, si continua a rinviare. E il 1 gennaio si prevede un’altra beffa.