Degrado, droga e abusivismo. A Roma non c’è solo San Lorenzo. San Basilio e Tor Bella Monaca le borgate più esplosive

di Carmine Gazzanni
Cronaca

Non c’è solo San Lorenzo. E, anzi, prima del caso di Desirée Mariottini non era nemmeno il quartiere romano maggiormente a rischio per il suo degrado. Nel silenzio delle istituzioni vivono lontani dai clamori e dalle dichiarazioni di questo o quel politico, altre “borgate” dove gli abitanti spesso sono ancora oggi costretti al coprifuoco. Al termine della scorsa legislatura è stata redatta una dettagliata relazione (quasi 600 pagine) che ha fatto il punto sullo stato di degrado delle periferie in Italia. All’interno di quel report un lungo capitolo è dedicato proprio alla Capitale oggi tanto chiacchierata.

Si parte, numeri alla mano, da un assunto: nel corso degli ultimi anni c’è stata una spaventosa crescita della presenza di stranieri nelle aree dell’hinterland. Se, infatti, per quanto riguarda il primo anello (dunque la zona più centrale di Roma Capitale) si è assistito ad un progressivo spopolamento, “il tasso di incidenza sui residenti degli stranieri nel terzo anello (dunque quello più esterno, ndr) è, negli ultimi anni, passato dal valore dell’8,9% del 2007 all’attuale 13,3”. Un dato da leggere insieme al numero di stranieri irregolari, che si aggiungono a quelli regolari: su una comunità di 3 milioni di residenti, gli extracomunitari sono circa 364mila. In pratica ogni 8 cittadini c’è un immigrato.

BOMBE AD OROLOGERIA – Tutto questo ha portato, specie in alcuni rioni, a situaizoni esplosive. La commissione d’inchiesta parlamentare sul degrado delle perifierie ha audito anche il capo della Polizia Franco Gabrielli che, in un passaggio del suo intervento, dichiara: “Le periferie di San Basilio, Tor Bella Monaca, Tor Sapienza e Ponte di Nona rappresentano senz’altro aree connotate da un più forte tasso di problematicità”. San Basilio e Tor Bella Monaca, borgate in cui spadroneggia la mafia locale a cominciare dalla famiglia dei Cordero, sono di fatto diventati centri nevralgici dello spaccio capitolino.

Ma non si pensi che a Roma sia presente solo un clan. L’ultima relazione sulla criminalità nel Lazio dipinge un quadro impressionante: 93 le famiglie presenti, di queste 11 sono solo nel quartiere di Tor Bella Monaca. Dove, però, si registra anche la larga presenza di marocchini, tunisini e nigeriani, come ammesso anche da Gabrielli in audizione. A San Basilio, invece, spadroneggiano gli est europei, spesso a comando di altre famiglie criminali locali. A cominciare dai Casamonica che sistematizzano questo modello organizzativo in diverse periferie a sud e a est di Roma (Anagnina, Cinecittà, Borghesiana, Romanina fino alla stessa Tor Bella Monaca), organizzandosi attraverso veri e propri “fortini di spaccio”. A Ponte di Nona, invece, quartiere alla periferia sud-est di Roma a spaventare, oltre ad alcune famiglie criminali albanesi, sono le comunità rom, tra roghi tossici e discariche abusive.

ROGHI TOSSICI E CAMPI ROM – Altre due questioni su cui si sofferma la relazione: al fianco del sistema ufficiale di smaltimento rifiuti, infatti, c’è quello criminale dei roghi tossici, spesso vicino appunto ai campi rom. Un’emergenza “che desta allarme e genera, davanti ad una inerzia e rimpallo di responsabilità dei vari livelli decisionali delle istituzioni, sentimenti di delusione, rabbia e indignazione”. Esattamente come a Tor Sapienza: da anni il quartiere è soffocato dai fumi tossici dei roghi appiccati nei campi di via Salviati e di via Salone. Qui nel 2014 scoppiò la rivolta contro i migranti che avevano molestato alcune ragazze: in centinaia scesero in piazza contro il centro immigrati. Lo stesso che adesso, diventato libero, fa gola ai nomadi. A giugno una ventina di rom hanno cercato di occuparlo. Ma i residenti lo hanno impedito. La tensione è salita alle stelle e si è rischiato il linciaggio. “Da giorni – spiegarono allora i cittadini – vedevamo uno strano movimento di furgoni, poi lunedì è scoppiato il caos”.

MADE IN CHINA – Spostiamoci ancora di zona. E andiamo al Collatino, precisamente a Tor Tre Teste, cuore della Chinatown romana, dove spesso sono stati effettuati arresti per racket o produzioni di prodotti illegali e taroccati. Qui a fare affari è la criminalità orientale, spesso in accordo con famiglie locali o camorriste. Ma anche i cinesi stanno espandendo la loro presenza. Basta passeggiare nella centrale via Vittorio Emanuele per ritrovarsi in un lungo vialone con negozi dove le uniche targhe presenti sono quelle con ideogrammi.

Non poteva, infine, mancare il capitolo degli alloggi occupati e abusivi, come nel caso di San Lorenzo. Leggere i numeri parla per tutti: su 58.095 alloggi pubblici presenti a Roma, 7011 risultano occupati (dati Federcasa). Il 12%. Nessuna città raggiunge tale vetta. E se spalmiamo il numero per quartiere? Nel IV Municipio (specie Settecamini e, ancora, San Basilio) si raggiunge il 28% degli alloggi: 1029 su 3719. Non poteva infine mancare il capitolo della prostituzione. Il territorio della Capitale è suddiviso in maniera netta: romene sulla Salaria, Colombo, Tiburtina, Tor Bella Monaca, Appia, Ardeatina, Aurelia (fino alle porte di Fregene), Ostiense, Castel Fusano; nigeriane e ghanesi fra Eur, Tiberina, Portuense, Prenestino e Collatino, ancora Aurelia, fino a Maccarese, le pinete verso Ostia. Benvenuti a Roma Capitale.