Del Noce: guai a smantellare Rai1. L’ex direttore: se va bene la prima rete va bene tutto. “Mai fatto trucchetti sul countdown di Capodanno”

di Marco Castoro
Tv e Media

di MARCO CASTORO

Fabrizio Del Noce, direttore Rai per 13 anni che cosa pensa della tv di oggi?
“Vedo che si continua ad andare avanti con tutte trasmissioni che sono cominciate con me. Ballando con le stelle, la Prova del cuoco, L’Eredità, Ti lascio una canzone e soprattutto Affari tuoi che ha permesso a Raiuno di colmare la lacuna dell’access prime time nei confronti di Striscia”.
Azzalini, il capostruttura di Raiuno protagonista del fattaccio di Capodanno, ha detto che anticipare il countdown era una prassi consolidata a Raiuno…
“Ma è matto! Smentisco in maniera categorica. Ho fatto il direttore di Raiuno dal 2002 al 2009 e vi assicuro che mai nei miei Capodanno si sono fatte cose del genere. Noi dalle 23:30 mettevamo in un angolo del teleschermo il segnale orario della Rai e gli ultimi secondi venivano scanditi dal conduttore. Quindi non c’era possibilità di sbagliare”.
Lei lanciò in prima serata Eleonora Daniele, Caterina Balivo, Elisa Isoardi e Veronica Maya. Perché oggi si ha paura di puntare sui volti nuovi?
“Sono contento che abbiano avuto successo. La Daniele è un punto di riferimento di Raiuno. È sempre stata molto seria nel lavoro. Una vera stacanovista. Anche Conti mi ringrazia perché è sotto la mia direzione che si è consolidato un grande conduttore. Il pubblico forse non sa che Carlo è anche uno dei migliori autori di se stesso e del prodotto che confeziona. Tornando ai volti nuovi devo purtroppo constatare che oggi c’è meno coraggio nel far crescere i giovani e nello sperimentare programmi. Se non lo fai ti ritrovi le cose invecchiate e la mannaia ti cade giù all’improvviso”.
Lei è stato dal 2009 al 2013 direttore di Rai Fiction. Perché le serie tv vanno bene solo su Raiuno? Dipende dal pubblico over?
“Le fiction contribuiscono in maniera decisiva alla leadership di Raiuno negli ascolti. La differenza la fa la validità del prodotto. Serie come Montalbano e il Maresciallo Rocca hanno cominciato il loro percorso su Raidue. Però hanno avuto lo stesso successo perché erano fatte bene”.
Conosce Campo Dall’Orto?
“Non ho il piacere”.
Quali consigli gli darebbe?
“Non penso abbia bisogno dei miei consigli. Posso dire che cosa farei io. In primis trovo preoccupante il progressivo abbandono dello sport di alto livello deciso da Viale Mazzini. Se cominci ad abituare il pubblico che gli eventi si vedono solo in pay tv sei finito. Condivido la mission del dg di fare di tutto per recuperare il pubblico più giovane. Io ridurrei i canali tematici e digitali: sono troppi e sottraggono audience. E non farei nessun cambiamento ai palinsesti di Raiuno: la rete ammiraglia merita rispetto, smantellarla significherebbe perdere lo zoccolo duro dei telespettatori. Se va bene Raiuno, va bene tutta la Rai. Semmai mi auguro che riprenda la sfida stimolante con Canale 5. Puntare sulla pay distrae gli investimenti del Biscione che ha trascurato la sua rete ammiraglia. La Rai non deve essere schiava degli ascolti ma se non ti vedono hai perso in partenza”.
I talk show politici. Non sono troppi?
“Sì. E tutti si occupano dei medesimi argomenti. Se si parla troppo di un fatto si riduce l’importanza del fatto stesso e si genera confusione. In passato andare in tv per un politico era una battaglia. Oggi è facile. E per farsi notare si è portati a esagerare e a esasperare i toni. Che bello quando c’era solo Samarcanda di Santoro che veniva visto da 7 milioni di persone”.
E dei format doppioni che cosa pensa?
“Ha ragione Bonolis quando dice che non importa come vengono ma come sono fatti”.

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