Dipendenza da droga e sigarette. La colpa è anche di un virus. Studio svela come il cervello si fa influenzare

di Francesco Giugni
Salute

Sigarette, droga, caffeina, farmaci. Ognuno ha la sua dipendenza, ma non sempre è un problema di volontà, dietro infatti si potrebbe nascondere un virus. Infezioni inglobate nel genoma umano centinaia di migliaia di anni fa attraverso complessi meccanismi biochimici. E questo spiegherebbe perché alcune persone più di altre assumono comportamenti dipendenti. A mostrare questo risultato è stato un gruppo della University of Oxford, che ha rivelato che nel Dna di persone più sensibili e predisposti all’abuso di sostanze questo virus è statisticamente maggiormente presente. Nei millenni, il genoma umano ha raccolto e inglobato diversi retrovirus endogeni HERV, elementi virali che probabilmente sono residui o derivano da retrovirus: questi elementi, condivisi dalla maggior parte degli individui, sono incastonati nel genoma, dunque fissi, e inattivi da tempo. Tuttavia, uno di questi, il raro retrovirus HK2, è l’unico che cresce e si diffonde ancora oggi, anche se in maniera diversa a seconda delle persone.

NEUROTRASMETTITORI – I ricercatori di Oxford hanno identificato questo invasore, dimostrando che è più abbondante negli persone che fanno uso di sostanze che creano dipendenza. Per arrivare a questo risultato, gli autori hanno analizzato i campioni dei virus dell’ epatite C e dell’Hiv in pazienti che fanno uso di droghe e che hanno contratto queste infezioni per via endovenosa, iniettandosele. L’obiettivo era quello di esaminare la concentrazione del virus HK2 in questi soggetti, confrontandola con quella di un gruppo di controllo, non dipendente da sostanze. In base ai risultati, nel campione di pazienti tossicodipendenti la presenza del retrovirus HK2 è risultata di oltre 3 volte più frequente (2,5 volte nel gruppo con Hiv e 3,6 volte in quello con epatite C, per la precisione) rispetto al gruppo che non assumeva droghe. Gli scienziati hanno osservato che questo antico virus è posizionato, nel genoma, vicinissimo ad un gene che regola l’attività della dopamina nel cervello. La dopamina è una sostanza che trasmette le informazioni fra i neuroni, collegata ai percorsi cerebrali della ricompensa e della gratificazione; inoltre si sa, da studi precedenti, che è proprio associata alla predisposizione a comportamenti dipendenti. Una volta messe insieme queste informazioni, i ricercatori hanno mostrato che, data la sua posizione, il virus potrebbe in qualche modo influenzare il gene che regola la dopamina, dunque influenzare la tendenza all’abuso di sostanze.

DIVERSE INTERAZIONI – In alcune occasioni è stata dimostrata la sovraespressione di HK2 nel cancro, ma è risultato difficile distinguere la causa dall’effetto, hanno spiegato i ricercatori. Dopo l’Hiv e un altro virus, chiamato Htlv (retrovirus oncogeno), questo è il terzo caso in cui un retrovirus umano viene collegato a un effetto dannoso per la salute che consiste nella maggiore suscettibilità verso comportamenti dipendenti. Fermo restando che molte persone portatrici di questo virus potrebbero non manifestare questa caratteristica. In pratica è lo stesso discorso che si applica al cancro. Il prossimo passo sarà quello di studiare le interazioni fra HK2 ed altre infezioni virali, per comprendere meglio gli effetti di questo retrovirus sulla salute umana. Inoltre, capire i meccanismi biochimici e meccanici alla base del collegamento scoperto potrebbe aiutare a individuare bersagli farmacologici, per sviluppare terapie specifiche.