Divani in pelle e wi-fi, debutta la Sala delle lobby. Alla Camera uno spazio dedicato e regole ferree per i portatori d’interessi

di Antonio Pitoni
Cronaca

Divanetti in pelle, sala conferenze e postazioni con computer, area wi-fi e un collegamento agli impianti a circuito chiuso per seguire i lavori parlamentari. Debutta a Montecitorio la Sala per l’attività dei rappresentanti di interessi. Vale a dire, la Sala delle lobby. Aperta da ieri nel corridoio dei presidenti, alle spalle dell’Emiciclo, sul lato opposto del Transatlantico di Montecitorio, ospiterà i rappresentanti dei soggetti (persone giuridiche e fisiche) regolarmente iscritti nell’apposito registro.

A ciascuno dei quali potranno essere rilasciate non più di due autorizzazioni di accesso (salvo eccezioni) come da regolamento. In base al quale ai rappresentanti di interessi – i lobbysti – è vietato l’accesso “al Transatlantico e agli spazi antistanti le aule delle Commissioni e degli organi parlamentari”. Presi, almeno fino ad oggi, d’assalto durante lo svolgimento dei lavori. Ma chi sono i lobbysti regolarmente registrati e che potranno quindi accedere alla Sala di Montecitorio? L’elenco è pubblico e comprende, come detto, sia persone fisiche che giuridiche. Ci sono le grandi partecipate di Stato, come Leonardo, Enel , Eni, Anas, Ferrovie dello Stato, Fincantieri e Poste Italiane. Grandi aziende come Italgas e Alitalia Sai, i colossi dell’informazione televisiva (Rai e Sky) e del tabacco (Imperial Tobacco Italia e British American Tobacco). Ma non è tutto. Nel Registro c’è posto anche per l’Associazione bancaria italiana, l’Istituto centrale banche popolari, Associazione nazionale banche popolari italiane, Legacoop, Confcooperative e Ance.