Il dl Dignità ha restituito diritti ai lavoratori. Ora avanti sull’inclusione. Parla il sottosegretario Cominardi (M5S): “Sostegno a cinque milioni di poveri”

di Antonio Pitoni
L'intervista
CLAUDIO COMINARDI

“L’obiettivo di questo Governo è ridistribuire al meglio i profitti”. Un traguardo che non può prescindere dal Reddito di cittadinanza. Fondamentale per garantire “l’inclusione sociale” attraverso “un sostegno al reddito, percorsi di inserimento lavorativo e di riattivazione sociale”. Non ha dubbi il sottosegretario al Lavoro, Claudio Cominardi (M5S). Che sulla misura bandiera del Movimento chiarisce: “Stiamo lavorando con tutti i soggetti istituzionali interessati al fine di gestire al meglio l’erogazione”.

Qualità del lavoro, inclusione sociale e le nuove sfide dell’innovazione tecnologica: queste le raccomandazioni dell’Ocse. Qual è la posizione del Governo al riguardo?
“Il dl Dignità ha dato una stretta ai contratti a termine, limitando in particolare gli abusi degli ultimi anni, abbiamo attivato il tavolo riders per tutelare maggiormente i lavoratori della Gig Economy e con la Legge di Bilancio puntiamo su innovazione tecnologica, digitalizzazione, e politiche di riattivazione sociale”.

Il rapporto Ocse certifica anche che siamo al quartultimo posto per grado di insicurezza sul lavoro. Come contate di recuperare terreno?
“L’Italia negli ultimi anni ha investito solo lo 0,3% del Pil in inclusione sociale, un terzo della media Ue. Con il dl Dignità abbiamo riscritto le tutele dei contratti a tempo determinato e incentivato i contratti stabili. Con il reddito di cittadinanza investiamo 8 miliardi di euro per garantire un sostegno proattivo a oltre 5 milioni di poveri. Stiamo invertendo la tendenza”.

Il punto è contemperare flessibilità e tutele del lavoro. Il M5S ha duramente osteggiato il Jobs Act. Il decreto Dignità è un punto di arrivo o solo il primo passo? verso quale traguardo?
“La flessibilità è un’opportunità per il Paese se concilia le esigenze dell’impresa con quelle del lavoratore. Il Jobs Act ha dimostrato che la precarietà non crea occupazione. I primi dati dopo il dl Dignità ci fanno ben sperare e su questo fronte l’Italia ha ancora molto da imparare dai Paesi nord europei a partire dalla conciliazione vita-lavoro. In questo senso il Dl dignità è un cambio di paradigma, un punto di partenza. Come gli interventi a favore delle imprese previsti dal decreto semplificazione e dalle agevolazioni fiscali della Legge di Bilancio”.

In tema di inclusione sociale, il reddito di cittadinanza è parte di questo percorso?
“L’inclusione sociale passa sicuramente dal Reddito di cittadinanza perché prevede un sostegno al reddito, percorsi di inserimento lavorativo e di riattivazione sociale”.

Il sottosegretario Siri, intervistato dal Corriere, ha detto che “i centri per l’impiego al momento non solo pronti mentre l’Inps già oggi eroga il reddito di inclusione” e ha “le liste degli aventi diritto”. State pensando di cambiare le modalità di erogazione del reddito di cittadinanza?
“Stiamo lavorando con tutti i soggetti istituzionali interessati al fine di gestire al meglio l’erogazione del reddito di cittadinanza e i controlli”.

Capitolo innovazione tecnologica: è più un’opportunità o più una minaccia per l’occupazione e come si pone il Governo su questo tema?
“E’ un’opportunità per l’umanità intera, ma le transizioni vanno governate. Servono investimenti nell’innovazione, nelle infrastrutture digitali in genere, e nel capitale umano. Il progresso tecnologico consente un esponenziale incremento della produttività, generando maggior benessere; l’obiettivo di questo Governo è ridistribuire al meglio i profitti”.

E gli investimenti nell’innovazione tecnologica sostenibile sul piano occupazionale, in quali settori dovrebbero essere indirizzati?
“Sicuramente alla messa in sicurezza e manutenzione del territorio, la tutela del made in Italy e la digitalizzazione del Paese, a partire dalla Pubblica Amministrazione”.

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