Dopo il programma Salvini e Di Maio devono fare la squadra. Per Palazzo Chigi il Colle vedrebbe bene la Belloni: ecco chi è in corsa

di Giorgio Velardi
Politica

Per adesso di nomi non si è parlato, o perlomeno così assicuravano ieri dal M5s, a cominciare da Luigi Di Maio. “Lo faremo a breve”, ha precisato il leader dei pentastellati. Prima insomma va definito il programma di Governo, di cui i due capi partito torneranno a discutere oggi a Milano sperando di chiudere il cerchio. Poi si passerà appunto alla definizione della squadra che quel “contratto” dovrà realizzarlo. Ma le distanze non mancano. Sarà “una squadra snella, al massimo ci saranno venti ministri”, ha spiegato ieri al Corriere della Sera Vincenzo Spadafora, deputato 5 Stelle definito negli ambienti politici come l’‘eminenza grigia’ di Di Maio. Il primo – e chiaramente principale – nodo da sciogliere è legato a chi farà il premier. Di ipotesi, da quando sono iniziate le trattative tra i giallo-verdi, se ne sono fatte diverse. La prima, quella che porta il nome di Giancarlo Giorgetti, è stata subito rigettata dai grillini. Ovvio però che il vicesegretario del Carroccio sarà della partita con un ruolo di peso, presumibilmente quello di ministro dell’Economia. La seconda, una staffetta tra Di Maio e Matteo Salvini, pare anch’essa accantonata.

Così come la terza, cioè quella che porta il nome dell’ex direttore generale del Dis, il braccio operativo di Palazzo Chigi nell’attività di intelligence svolta dai servizi segreti, Giampiero Massolo.

Ieri perciò è tornata in auge l’ipotesi che a guidare l’Esecutivo sia Di Maio (che resta in corsa anche per gli Esteri). Quello di Elisabetta Belloni (nella foto) è ancora il profilo più gradito dal Quirinale. Dal canto suo, Salvini non ha mai nascosto il desiderio di fare il ministro degli Interni, ruolo a cui aveva pensato per lui anche Silvio Berlusconi prima delle elezioni, quando sperava che Forza Italia arrivasse davanti alla Lega indicando come premier Tajani. Quasi sicuramente, faranno parte della compagine governativa quelli che giovedì hanno animato il primo tavolo di confronto tra le parti. Oltre allo stesso Spadafora (si parla di lui per un ruolo all’Ambiente o alla Cultura), si tratta dei deputati Laura Castelli (responsabile dei dossier economici del M5s) e Alfonso Bonafede per i pentastellati – Bonafede corre per la Giustizia insieme ai leghisti Nicola Molteni e Giulia Bongiorno – e di Armando Siri (ispiratore della flat tax), Gian Marco Centinaio, Claudio Borghi e Roberto Calderoli (Riforme) per la Lega. Oltre ai già citati Giorgetti e Molteni.

A sentire Spadafora, poi, il Movimento sembra intenzionato a ‘pescare’ dalla squadra di ministri che il capo politico presentò tre giorni prima del voto, a cominciare dagli economisti Andrea Roventini, Lorenzo Fioramonti (Sviluppo economico) e Pasquale Tridico, che Di Maio aveva indicato al Lavoro. L’ex olimpionico Domenico Fioravanti pare invece il candidato naturale per lo Sport. Possibile un ingresso nella squadra anche per i capigruppo grillini Giulia Grillo (Salute) e Danilo Toninelli più Riccardo Fraccaro (Rapporti con il Parlamento), altro fedelissimo di Di Maio. Resta al momento un rebus la casella della Difesa, per la quale (oltre a quello di Massolo) è circolato il nome di Guido Crosetto che però ha risposto picche.

Al momento infatti la posizione di Fratelli d’Italia resta tutta da definire. Ieri, dopo aver convocato la direzione di FdI per lunedì, Giorgia Meloni ha incontrato Di Maio ribadendo il proprio ‘no’ a un Esecutivo a guida grillina. “La risposta che ho ricevuto è che in questo caso lui avrebbe posto un veto sulla nostra presenza perché saremmo una forza ‘troppo di destra’”, ha rivelato l’ex ministra. “Non so come si ponga Salvini rispetto a una posizione di questo tipo”. Lo scopriremo presto.

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