Dopo la scuola c’è la strada. Il bullismo ora minaccia Roma. Baby gang manda un minorenne all’ospedale. Il motivo dell’aggressione: non vestiva bene

di Carola Olmi
Cronaca

I professori derisi e minacciati in classe che nelle ultime settimane hanno riempito con i loro filmati social network e web sono nulla rispetto al bullismo che dilaga nelle strade. Il problema non è nuovo e può cogliere di sorpresa solo chi si ostina a non vederlo, ma dalle baby gang che controllano interi quartieri nelle grandi metropoli americane fino alle missioni punitive che si trasformano in omicidi nella civilissima Londra, la prepotenza mista a squadrismo di vere e proprie bande di giovanissimi è diventata un incubo anche per l’ordine pubblico. Il fenomeno partito dalle periferie si sta infatti allargando ai centri urbani, pure in Italia, dove a Roma nella centralissima piazza delle Muse – quartiere Parioli – è esploso in una violenta aggressione ai danni di un minore finito in gravissime condizioni all’ospedale.

Quindici contro uno – I fatti, risalenti a fine ottobre dell’anno scorso, sono diventati di dominio pubblico ieri, con l’arresto da parte dei carabinieri di un giovane accusato dal tribunale dei minorenni di Roma di aver procurato lesioni gravissime a un coetaneo, dopo averlo accerchiato insieme ad un nutrito gruppo di ragazzi che lo spalleggiavano. La vittima, che abita nella zona dell’aggressione, non aveva nulla a che vedere con i suoi assalitori, tutti arrivati da tutt’altra parte della Capitale, e nei quali è scattata la molla di una violenza gratuita, scatenata dal più futile dei motivi, per non parlare di un pretesto: l’abbigliamento indossato dal bersaglio che avevano puntato. I Carabinieri della Compagnia Parioli sono riusciti ad individuare l’aggressore al termine di un’accurata attività investigativa che ha consentito di ricostruire chiaramente quanto accaduto: il giovane arrestato prima ha iniziato a offendere proprio per l’abbigliamento la sua vittima e poi ha iniziato a colpire la vittima con una tale rabbia da renderne necessario il ricovero in ospedale e un intervento chirurgico per ridurre le diverse fratture riportate, con una prognosi che ha superato i 50 giorni.

Non chiudere gli occhi – Raccapriccianti i dettagli: il bullo minorenne dopo aver tramortito il coetaneo ha preso a intimare al malcapitato di chiedere scusa per essersi vestito come non avrebbe dovuto (non si sa perché) e nel frattempo lo ha colpito ancora sul volto con una testata e altri pugni, cagionandogli così le fratture al volto. Una violenza che può ricordare l’orrore di “Arancia meccanica”, dove la vittima accerchiata non aveva scampo dalla forza intimidatrice del gruppo. Ora l’arrestato si trova in una comunità di recupero per persone con problemi di vario genere, come disposto dall’Autorità giudiziaria, ma circoscrivere il fatto al singolo episodio di una sera di follia ai Parioli è a questo punto un errore gravissimo, simile a voler mettere la testa sotto la sabbia per non vedere il passaggio del principio di autorità da figure come la famiglia, la scuola o lo Stato direttamente al branco e alle leggi di una giungla metropolitana dove vince la legge di chi è anche psicologicamente più forte.

Commenti

  1. honhil

    La violenza è nell’aria che si respira. Nella tensione che si vive. Però, ‘l’arrestato si trova in una comunità di recupero ’ il toccasana del niente. Mentre ‘nelle giungle metropolitane vige la legge del più forte’. Ma c’è ancora di peggio. La cronaca nera non fa che raccontare, tutti i santi giorni che Dio manda sulla Terra, di extracomunitari irregolari che vengono arrestati dalla polizia per ogni genere di furto (o di reati ancora più gravi) e messi dai giudici in libertà. Ci si riferisce alla notte di terrore del 26 scorso, a Milano. Difatti, il più giovane dei ‘due marocchini’ (chissà perché non è più di moda scrivere per intero le generalità di tali arrestati o forse il vero problema è che, dati i tanti alias, né chi li arresta né i magistrati sanno veramente con chi hanno a che fare) ‘era stato arrestato il 21 aprile scorso dalla polizia per furto’. E, ovviamente, premiato con la libertà. Eppure nessuno dei magistrati, né l’intera categoria, sembra sulla strada di una severa riflessione. Né, tanto meno, è propenso ad affrontare il problema il Csm e l’Anm. Certo però è che se quei due, ladri per vocazione, fossero stati in prigione per come meritavano, si sarebbe evitata, l’altro ieri notte, ‘la morte di un 22enne bengalese, il ferimento di una 21enne inglese e di un 36enne peruviano e l’aggressione di un 31enne italiano che è in pericolo di vita’. Fermare il Far West, insomma, si può. Basta volerlo. Rudolph Giuliani docet. E per quanto Milano, e le altre città metropolitane, possano essere diventate violentissime, non hanno niente da spartire con la New York di allora. Tuttavia i loro sindaci e quelle procure sono distanti anni luci ‘dalla tolleranza zero e dall’applicazione particolarmente intransigente delle norme di pubblica sicurezza che, per la prima volta, ha messo in atto quell’ex sindaco di New York’. E così non resta che contare i ferimenti, i morti, gli stupri, le rapine, le aggressioni, le angherie, gli atti vandalici e ogni vituperio multiculturale e non che accadono notte per notte.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *