Il razzismo non cambia musica. Dopo Sanremo polemiche pure sui Grammy Awards. A Los Angeles trionfa il rapper di colore Gambino

di Daniela Fratini
Spettacolo

Festival che vai, rivoluzione che trovi. Neppure il tempo di archiviare la slavina di polemiche per la vittoria di Mahmood a Sanremo, che già siamo alle prese con il vincitore del Grammy Awards, Childish Gambino. E se per il cantante egiziano di adozione milanese mezza Italia ha gridato allo scandalo, ad un complotto per dare un segnale contro il governo gialloverde e alla sua politica sull’immigrazione, al super premio musicale di Los Angeles non è andata meglio.

Infatti Gambino, all’anagrafe Donald Glover, con quattro Grammy come miglior canzone, miglior registrazione dell’anno, miglior video e miglior collaborazione con un artista rap, vero trionfatore allo Staples Center, è il primo ragazzo di colore rapper a ricevere il prestigioso riconoscimento. E allora se il verdetto della kermesse sanremese è stato interpretato come un messaggio anti-sovranista, la cerimonia dei Grammy è stata una delle tante occasioni dello show-business americano dove era cristallino l’intento politico: colpire il presidente degli Stati Uniti Donald Trump, il mainstream di Hollywood e la musica dei grandi nomi.

Niente di strano in un periodo come questo, in cui il tema delle donne, del #MeToo, del razzismo sono diventati le vere questioni dei governi. È la musica del mondo che cambia oppure il razzismo che non cambia musica? Considerando le polemiche sicuramente c’è una buona fetta di pubblico nazionale e non che proprio non accetta che Sanremo o eventi di fama mondiale non siano più i templi della conservazione. Secondo alcuni telespettatori, infatti, il Festival della canzone italiana non poteva essere vinto da un immigrato. E così vale per gli amercicani che hanno visto il rapper spodestare nomi che rappresentano la tradizione.

Lo scorso anno sul grande schermo gli attori neri hanno fatto faville e ai prossimi Oscar è già prevista una lunga lista di nomi e film che scateneranno l’inferno. E la musica ha preso la stessa strada. Così ieri non è stata una sorpresa vedere sul palco il trionfo di Gambino, uno degli artisti rap più interessanti degli ultimi anni. Ma l’altra faccia della medaglia ai Grammy è stata la grande ondata di protagoniste donne che è calata come uno tsunami sull’evento, con Lady Gaga, protagonista di un’infuocata esibizione di Shallow, Dua Lipa, cantautrice inglese di origini albanesi-kosovare, Cardi B (entrata nella storia come prima donna ad aggiudicarsi il premio nella categoria album rap, territorio solitamente dominato dagli uomini) e Kacey Musgraves che hanno conquistato i trofei più ambiti. Insomma, una cosa è certa: i Festival stanno diventando sempre più lo specchio della società.