Ecco a che serve Alfano. Il trombato Antoniozzi nel Cda di Enel

Quello che ha più stupito tutti gli addetti ai lavori che La Notizia ha consultato è stata l’assoluta incapacità dell’Enel guidata da Francesco Starace solo di provare a indicare all’azionista Tesoro l’inopportunità della nomina di un politico trombato nel suo Consiglio di amministrazione. Una scelta disastrosa per l’immagine di un’azienda che deve competere sui durissimi mercati internazionali ma che evidentemente ha la forza di un moscerino nel resistere persino alle minuscole velleità della politichetta di casa nostra. A meno di miracolosi ripensamenti, alla prossima assemblea della società elettrica, il 28 maggio prossimo, Enel si ritroverà in Consiglio l’avvocato Alfredo Antoniozzi. Un nome che con l’energia c’entra pochissimo, ma che ben conosce chi frequenta i palazzi della politica romana. E non solo per essere figlio di un senatore.

CONVEGNO OPERE PUBBLICHE NCDSBARDELLIANO
Antoniozzi è stato infatti consigliere comunale nella Capitale, consigliere regionale del Lazio, deputato ed eurodeputato di Forza Italia. Sono questi ultimi argomenti sufficienti per farne niente di meno che un consigliere di amministrazione dell’Enel? Certo che no. Allora siamo andati a vedere se per caso ci sia sfuggita qualcosa nel suo gigantesco curriculum di appena 22 righe allegato alla documentazione del ministero del Tesoro. Scopriamo così (nelle 22 righe) che ha realizzato il biglietto integrato di Atac, Cotral e ferrovie nel Lazio e rimodulato gli spazi lavorativi del Campidoglio, riducendo – dice lui – la spesa per i fitti passivi. Senza fare nessuna facile ironia sulla montagna di fitti attivi che invece da assessore non ha riscosso (sull’argomento esiste un’antologia di inchieste giornalistiche) la domanda d’obbligo è cosa c’entri tutto questo con l’energia. A scanso di ogni senso del ridicolo però il Governo lo ha scelto tra chissà quante migliaia di amministratori più attrezzati per ricoprire un incarico tanto delicato in Enel. E pazienza se il nostro premier un giorno sì e l’altro pure dice in giro che questo Paese vuole premiare il merito. Antoniozzi infatti un merito ce l’ha: dopo aver fatto politica per una vita con la Democrazia Cristiana (transitando da Colombo a Sbardella) e poi in Forza Italia, alle ultime elezioni europee è passato con il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano. Ovviamente non ha ripreso le 109.319 preferenze che gli arrivarono nel 2009 e così è rimasto a spasso. L’esperienza europea però non gli ha insegnato nulla di quanto avviene in Paesi come la Gran Bretagna, dove chi perde le elezioni si fa da parte, e allora ha bussato e ribussato alla porta di Alfano dove un posticino di sottogoverno evidentemente non si nega a nessuno.

FLOP MANCUSO
Ecco come nasce la sua designazione all’Enel, dove andrà a prendere la poltrona lasciata vacante da un altro designato da Ncd: quel Salvatore Mancuso che perlomeno di professione fa il finanziere e dunque un minimo di competenza tecnica poteva pure portarla. Proprio Mancuso, tra l’altro, provocò un increscioso infortunio al Tesoro, che lo aveva indicato nel Cda dell’Eni. Qui però è presidente Emma Marcegaglia, con la quale Mancuso litigò ai tempi del salvataggio Alitalia. Di qui il gran rifiuto alla nomina, sulla quale fu messa una pezza spostandolo in Enel e dirottando dall’Enel in Eni il cadidato Ncd. Come fossero figurine.

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