Ecco come i clan si stanno riorganizzando. La relazione dell’Antimafia: dai camorristi gangster a Cosa Nostra che torna alle origini

di Jacopo Corsini
Cronaca

Cosa Nostra si sta mostrando più forte della repressione dello Stato, la camorra sta assumendo sempre più la forma di bande di gangster mentre la ‘ndrangheta si sta evolvendo verso la mafia affaristica. È questo il quadro che emerge dalla relazione della Direzione Investigativa Antimafia del secondo semestre 2016 pubblicata pochi giorni fa e con molte novità rispetto al passato, che fanno presagire un futuro non certo roseo nel contrasto alla criminalità organizzata.

Cosa Nostra vecchio stile – La mafia in Sicilia sta infatti mostrando “una significativa resilienza rispetto alla efficace e sistematica azione di contrasto”, grazie ad “una considerevole capacità rigenerativa”: se da una parte le giovani leve reggono i clan quando i leader finiscono in carcere, le recenti scarcerazioni dei vecchi boss hanno consentito la riorganizzazione e il consolidamento delle cosche. Un’analisi che il questore di Palermo, Renato Cortese, aveva già prospettato nel maggio scorso: “abbiamo registrato alcune scarcerazioni che ci preoccupano un po’, cosa nostra è un’organizzazione criminale costantemente in cerca di leadership”.
In questo contesto si assiste ad un profondo processo di ristrutturazione, quasi a voler riesumare l’antica struttura verticistica di Cosa Nostra : “resta prioritaria […] la questione di dotarsi di un nuovo apparato dirigenziale che soppianti la vecchia ala corleonese in declino e ripristini una guida che funga da raccordo sovra-familiare”.

‘Ndrangheta affaristica e segreta – La ‘ndrangheta sembra invece essersi messa finalmente a nudo. Due importanti sentenze, una relativa all’inchiesta Crimine e l’altra relativa all’inchiesta Mamma Santissima, sono riuscite a descrivere minuziosamente la mafia calabrese come “segreta, fortemente strutturata su base territoriale, articolata su più livelli, provvista di organismi di vertice e allo stesso tempo ramificata nella società calabrese e non solo”, dedita a tessere rapporti con le istituzioni al fine di perseguire strategie affaristiche complesse, di lungo periodo.

Quello che gli investigatori confermano è la tendenza verso “una strategia di azione basata, specie fuori regione e all’estero, essenzialmente sul ‘coinvolgimento’ […] che ha molto attenuato, soprattutto fuori dai territori d’elezione, le tradizionali manifestazioni violente”. Rispetto alla precedente relazione, quindi, la ‘ndrangheta sta mutando: e da sanguinaria ed arcaica sta diventando, come successo a Cosa Nostra tempo addietro, affaristica e inabissata, e quindi più difficile da contrastare.

Camorristi gangster – All’opposto si trova invece la camorra, che mostra evidente instabilità, in particolare in provincia di Napoli dove si registra “la presenza di un numero elevato di gruppi, privi di un vertice in grado di imporre strategie di lungo periodo […] la trasformazione dei clan in gang, più pericolose per la sicurezza pubblica rispetto a quanto accadeva in passato”. Ne sono un esempio le stese, rappresaglie armate eclatanti per mostrare il predominio sul territorio, che negli ultimi mesi hanno insanguinato la città e le periferie di Napoli.

Diversamente invece nell’area vesuviana e soprattutto nel casertano dove l’influente clan dei Casalesi riesce ancora a fare affari mantenendo un ordine indiscusso sul territorio. Anche grazie alla collusione dei politici locali, senza distinzione di colore.

Amministratori e imprenditori collusi – In generale, la relazione mostra che tutte le mafie, italiane e straniere, traggono dal mercato della droga buona parte dei propri profitti, spesso anche lavorando assieme. Così come un ruolo predominante svolge il rapporto corruttivo con la pubblica amministrazione, dove la mafia si pone sullo stesso piano di imprenditori e funzionari infedeli, rendendo ancora più difficile l’attività di contrasto.

Non a caso, gli investigatori antimafia dedicano un capitolo a parte agli appalti pubblici e si soffermano più volte sull’importanza che rivestono i legami con la politica locale, tant’è che “proprio la Sicilia, la Calabria e la Campania sono le aree del territorio nazionale in cui nel semestre in esame è stato disposto lo scioglimento di diversi Consigli comunali per infiltrazioni e condizionamenti di tipo mafioso”.

Ma l’aspetto più preoccupante riguarda la figura che rivestono gli imprenditori e i colletti bianchi in queste nuove mafie, il cui coinvolgimento garantirebbe ai boss ingenti guadagni, senza però sporcarsi le mani e rischiare in prima persona. Si tratta “di imprenditori e professionisti asserviti alle logiche mafiose, che piegano a loro vantaggio le asimmetrie normative dei vari Paesi, nella prospettiva di massimizzare i profitti e, allo stesso tempo, sottrarsi all’aggressione dei patrimoni”. E proprio per questo che, ancora una volta, risulta fondamentale “come il ‘metodo-Falcone’ rappresenti, ancora oggi, una vera e propria filosofia d’indagine”.