Editoria, giornalisti, diritto d’autore. La rivoluzione 5 Stelle di Crimi. Il sottosegretario spiega i capisaldi della sua riforma

di Francesco Carta
Politica

Parola d’ordine “coinvolgimento”. Il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega all’Editoria, Vito Crimi, tiene a mettere le cose in chiaro. “Non aspettatevi l’imposizione di ogni singola norma o modifica o riforma”, assicura in audizione dinanzi alla commissione Cultura della Camera. Questione di metodo, insomma, che guiderà la rivoluzione del sistema dell’editoria italiana. Ma che comprenderà interventi anche sul giornalismo e il diritto d’autore.

Tre tavoli per cambiare – Si partirà a settembre con l’insediamento dei tre tavoli di confronto A cominciare dai fondi per l’editoria. “Conti alla mano al settore industriale dell’editoria dal 2003 ad oggi sono stati versati circa 3,5 miliardi di euro, che sono andati esclusivamente nella direzione degli editori e non verso il sistema editoriale nel suo complesso – fa notare il sottosegretario -. Se un editore che fruisce di fondi pubblici fa anche utile, evidentemente c’è qualcosa che stride”. Ma non è tutto. “Questa cosa non funziona, non ha funzionato e non può continuare a funzionare”. Capitolo a parte riguarda poi  il settore dei giornali. “Oggi la maggior parte dei fondi diretti all’editoria sono piccoli importi erogati a realtà locali, spesso di tipo cooperativo, che danno lavoro a molti giornalisti”. Una vera e propria “palestra”, la definisce Crimi, “per i giornalisti giovani”, dalla quale “attingono i grandi giornali”. Un aspetto che “sicuramente non va abbandonato”. Da rivedere, invece, “il fatto che solo 5 grandi giornali, tra circa 80 prodotti editoriali a livello nazionale, si trovino a drenare il 30% delle risorse perché creano una distorsione del mercato nazionale”. Una situazione che “grida vendetta”. In alcuni casi, poi, si tratta di “cooperative che in realtà nascondono artifici particolari per poter accedere a quelle categorie di contributi”. E anche in questo ambito sarà necessaria “una verifica approfondita”. Sul tavolo c’è anche l’ipotesi di devolvere parte dei contributi indiretti all’editoria per sostenere la domanda di abbonamenti digitali.

Avanti per gradi – In ogni caso tutto si farà per gradi. Per dare tempo al settore industriale di adeguarsi. “Non tagli o riforme che avvengono dall’oggi al domani”, assicura Crimi. Insomma, il mantra della riforma sarà “certezza nel tempo”. Procedendo “con una certa gradualità”. Come avvenuto con il  “taglio dei finanziamenti ai partiti”, che progressivamente in tre anni ha abbattutto i contributi fino ad azzerarli. “Se tagli dovranno essere fatti dovranno avvenire in modo da consentire al settore di adeguarsi a quello che sta succedendo”. Quanto all’ordine dei giornalisti, Crimi ricorda che “anziché fare subito un decreto di abolizione dell’Ordine” ha deciso di “incontrare i nuovi vertici” dell’Odg. Con un obiettivo chiaro: “La mia prima preoccupazione è stata attendere il processo di autoriforma generale che i giornalisti stanno cercando di mettere in atto”. Un’autoriforma che tocca diversi ambiti, tra i quali “l’accesso alla professione”. Ad ottobre, questi interventi dovrebbero essere proposti. Dopodiché, conferma il sottosegretario, “faremo le nostre valutazioni”. E se ancora ci saranno i presupposti per abolire l’Ordine del Giornalisti “lo proporremo”. Ma qualora si optasse per questa scelta, dovrà essere governata. “Se si deciderà di abolire l’Odg andrà rivisto tutto il sistema degli automatismi che oggi sono legati all’iscrizione all’Ordine. Vanno riviste anche le nuove professioni e si deve parlare del nuovo modo di fare giornalismo”.