Al Colle è suonata la sveglia

di Gaetano Pedullà

Un proverbio sostiene che solo i bambini e gli ubriachi dicono la verità. I bambini perché non sanno usare il filtro della bugia e gli ubriachi perché si sa: in vino veritas. Aggiungiamo da oggi anche Giorgio Napolitano. Non che sia proprio un giovanissimo e certamente non è ubriaco. Ma alla soglia dell’addio al Quirinale, dopo nove anni in cui ha visto di tutto facendo spesso finta di niente, solo ora il Presidente mette pesantemente sul tavolo il conflitto insostenibile tra politica e magistratura. E si accorge che certi pubblici ministeri eccedono di protagonismo. Un macigno tolto dalle scarpe con cui ha fatto chilometri passeggiando avanti e indietro nel suo studio a meditare sulle accuse per la presunta trattativa tra Stato e mafia. Dov’era Napolitano – solo per fare un esempio – quando fior di magistrati guardavano per anni sotto le lenzuola di Arcore mentre le mafie puntavano all’Expo o la corruzione dilagava da Milano a Venezia e Roma? E dov’era quando il governo Monti (investito dal Quirinale) spediva illegalmente i marò in carcere in India? Un ravvedimento, anche tardivo, è sempre un ravvedimento. Ma fatto a tempo scaduto vale davvero poco.

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