Al Quirinale ci vuole un leader vero

di Gaetano Pedullà

Napolitano se n’è andato. I giudizi sui nove anni al Colle sono i più diversi. Mentre quasi tutti i quotidiani ieri titolavano con le sue parole “felice di tornare a casa”, solo questo giornale aggiungeva subito dopo “pure noi”. E così è chiaro come la pensiamo. Adesso però c’è da costruire il futuro. E qui c’è poco da stare allegri perché tra i nomi che si fanno c’è di tutto: vecchi arnesi della politica, tecnici al servizio di ogni padrone, personaggi grigi che non fanno ombra e boiardi buoni per tutte le stagioni. Facendo nomi e cognomi, si va da Amato a Prodi, da Casini a Mattarella, da Padoan a Bassanini, da Veltroni a Castagnetti. E nei prossimi quindici giorni certamente al totonomine si iscriveranno tanti altri. Ma gli italiani che Presidente voterebbero se potessero farlo? La politica non ha il dovere di chiederselo? E di pensare ai cittadini e a quel che resta di questa povera democrazia piuttosto che ai suoi giochetti e alle sue convenienze? Dei veri leader non si parla, mentre la riforma costituzionale che ha depotenziato una camera imporrebbe una figura di maggiore garanzia. E quindi forte. Proprio quello che questa politica debole non vuole.

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