Alla politica servono certi barbari

di Gaetano Pedullà
Li chiamano populisti, rozzi, nuovi barbari. E in effetti M5S e Lega non sono il prototipo di quel politicamente
coretto che piace agli establishment. Poi però alla prova della democrazia questi parvenu sono più rispettosi dei loro impeccabili predecessori, così affamati di poltrone da mettere voce in capitolo pure su quelle che sono prerogativa delle opposizioni. Un pluralismo d’obbligo nella famigerata Prima Repubblica, quando il presidente di un ramo del Parlamento era tradizionalmente del Pci. Poi i tempi sono cambiati e alla partitocrazia non è avanzato
neppure un briciolo di potere da condividere. Una deriva che avremmo potuto vedere pure questa volta, con la maggioranza giallo-verde in grado di non lasciare al Pd una sola presidenza nelle Commissioni di garanzia. E invece la guida del Copasir, cioè la vigilanza sui Servizi segreti – da sempre oggetto del desiderio di Renzi – andrà
al dem Guerrini, peraltro della stessa corrente dell’ex premier. È un regalo a un avversario politico? No, è una bella pagina di democrazia, dove la regola aurea è che la maggioranza governa e l’opposizione controlla. Un assunto che Di Maio e Salvini – i barbari – potevano dribblare meglio di Mbappè, assegnando il Copasir a Fratelli d’Italia, pure questa opposizione ma non troppo. Un discorso che abbiamo rivisto in Rai, dove i candidati M5S sono stati scelti sul web, una novità assoluta sul terreno della partecipazione dei cittadini alla politica. Ieri decine di lettori grillini hanno scritto a La Notizia chiedendo di non lasciare nulla al Pd. Ma la democrazia è bella perché è di tutti.

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