Basta silenzi sui disastri delle banche

di Gaetano Pedullà

Che sarebbe servita a poco era chiaro sin dal principio. La commissione bicamerale d’inchiesta sulle banche costituta a pochi mesi dallo scioglimento del Parlamento e con il solo potere di fare audizioni, in queste condizioni poteva fare poco. Ora che abbiamo visto con che piede è partita siamo però certi che farà pochissimo. La prova ce l’hanno data i confronti di ieri, con il capo della vigilanza di Bankitalia, Carmelo Barbagallo, e con il direttore generale della Consob, Angelo Apponi. Due signori che non hanno visto niente del disastro che si profilava e che hanno continuato a fare da muro di gomma, rimbalzando le domande dei parlamentari. Alla fine è sembrato che i loro controlli siano stati eccezionali e che non c’era modo di capire che quei cattivoni dei banchieri avevano falsificato ogni cosa. Una sfilza di banalità che avrebbe mandato ai pazzi un pubblico ministero, ma siccome i politici sono magistrati tanto abili quanto le toghe quando si mettono a fare politica, alla fine Bankitalia ha fatto quasi una bella figura. Delusa per non aver tirato fuori un ragno dal buco, la commissione si è data un po’ più da fare con il dirigente della Consob. Sembrava giunta l’ora di una prima emozione e invece il presidente Casini cosa fa? Consente ad Apponi di secretare le risposte. Ora non c’era bisogno dell’audio per immaginare che Bankitalia e Consob avrebbero scaricato tutte le loro responsabilità, ma almeno ci lasciassero la soddisfazione di guardare le loro facce di bronzo mentre provano a darcela a bere.

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