Cambiare nella Sanità per curarla

di Gaetano Pedullà

Il professore Silvio Garattini, uno scienziato straordinario, ieri ha fatto una scoperta. Nei soli quindici anni passati nel Consiglio Superiore di Sanità – ci ha informato – non era mai successo che il ministro competente ne cambiasse tutti insieme i componenti. Insomma, chi entrava in questo prestigioso organismo, per quanto puramente consultivo, ci restava per decenni, come di rigore in un Paese immobile e sdraiato davanti alle baronie accademiche. Questo non vuol dire che i trenta luminari revocati non meritassero quel ruolo. Anzi! Molti di loro sono autentici geni della medicina, pionieri nei loro campi di ricerca, alfieri della grande scuola italiana nel mondo. Dunque non può esserci nulla di punitivo o di becero spoils system nella decisione della ministra Giulia Grillo di azzerare il Consiglio, indipendentemente da giudizi di merito che la politica non può dare. Il metodo di conservazione all’infinito della cadrega, quello invece sì che è discutibile e tocca proprio alla politica cambiarlo. Così il ministro ha scardinando uno dei Sancta sanctorum della medicina, tra i simboli di una casta universitaria che resta largamente impenetrabile ai giovani senza santi in paradiso. In discussione è dunque un sistema e non i componenti del Consiglio, di alcuni dei quali posso personalmente testimoniare una meravigliosa umanità prima ancora che una immensa capacità medica. Il Governo del cambiamento fa bene dunque a cambiare i metodi, ma non a privarsi di qualità che qualunque politico saggio vorrebbe trovare nei suoi consulenti.

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