Che errore i deputati che fuggono

di Gaetano Pedullà

Renzi presenta alla Camera per l’ultima volta la sua riforma costituzionale e l’aula si svuota. Scelta comprensibile, quella delle opposizioni, ormai battute in tutte le cinque letture precedenti. Di fronte a un rimaneggiamento della Costituzione che più al ribasso non si può, i partiti che non ci stanno si sono voluti distinguere col gesto più estremo possibile. Un gesto sbagliato. Se è vero che a certi scenari non resta che rifugiarsi sull’Aventino, è anche vero che la democrazia obbliga le parti politiche a confrontarsi, a sostenere le proprie ragioni dentro e fuori il Palazzo. Poi si vota e chi ha più consenso decide per tutti. Un concetto che vale ancora di più nel caso di questa riforma, perché al giudizio (scontato) dell’Aula seguirà un referendum tra i cittadini. Un voto che Renzi sa benissimo essere un referendum sul suo Governo. Chi non condivide la nuova versione della nostra Carta fondamentale ha quindi modo di argomentare il proprio dissenso. Un No che diventa plastico abbandonando la Camera, ma che disegna l’intera opposizione come anti-democratica. E solo per questo persino più indigesta delle riforme schifezza del premier.

 

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Il fantastico Centro per l’impiego

In Italia un centro per l’impiego come quello che aprono oggi i Cinque Stelle non si era visto mai. I posti in palio sono decine e la paga non è male. Nessuna paura se non si dispone di un gran curriculum: basterà che votino un po’ di buoni amici e il gioco è fatto, si…

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De Benedetti, l’autogol delle toghe

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I voti del Pd gettati via a sacchetti

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Sui rifiuti chiacchiere e illusioni

Un dialogo tra sordi, dove l’unica cosa che si sente è la puzza di una politica rissosa e inconcludente. Un deputato Cinque Stelle emiliano, tale Michele Dell’Orco, attacca la sua Regione perché “inventa” l’emergenza rifiuti a Roma. Le 15mila tonnellate di spazzatura che la sindaca Raggi ha chiesto di smaltire eventualmente a Bologna sono quanto…

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Agli statali non bastava un regalo

Se si fa un regalo elettorale bisogna farlo bene. E dunque dopo aver aperto il cordone della borsa per dare un aumento di stipendio agli statali, adesso si sta correndo per mettere in busta paga gli arretrati. Soldi da fare arrivare ovviamente un attimo prima del 4 marzo, guarda caso la data delle elezioni. Dopo…

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Cinque anni al minimo sindacale

Il Presidente del Consiglio Gentiloni l’ha detta giusta: il suo Governo ha garantito una fine ordinata della legislatura. Per un esecutivo fotocopia di quello precedente, tirato fuori dal cilindro di Napolitano anziché dalle urne, il risultato minimo è comunque un risultato. Il Paese meritava di più, meritava di meglio? Certo che sì, soprattutto perché le…

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Impariamo la lezione catalana

Hanno poco da festeggiare gli indipendentisti riusciti a conservare la maggioranza in Catalogna. Lo strappo con Madrid ha gettato le basi per un arretramento della regione, non solo sotto l’aspetto economico. Se il tentativo di scissione finito con la fuga del leader Puigdemont ha fatto scappare anche molti investitori, banche e imprese, le elezioni di…

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