Con Matteo faremo ancora i conti

di Gaetano Pedullà

Dopo aver sbagliato tutto con il referendum, dal momento del disastro in poi Matteo Renzi non sta perdendo un colpo. Nell’ordine: le dimissioni subito dopo il verdetto, la commozione che ha fatto pentire tanti bonaccioni di avergli votato No, la segreteria del Pd tenuta stretta e la proroga del mandato come chiesto da Mattarella giusto per varare la Manovra. Tutto secondo il migliore copione di chi non ci pensa affatto a farsi da parte ma sta compiendo strategicamente un passo indietro per farne due avanti. Da capo del suo partito, Renzi sa che toccherà ancora a lui dare le carte per formare il prossimo governo e fissarne il perimetro, possibilmente al solo scopo di varare una nuova legge elettorale e andare presto a votare. E se si arrivasse in primavera, alla scadenza dei vertici di Eni, Enel & C. (cioè la ciccia del potere economico nel Paese) non fa niente perché gli attuali amministratori li ha nominati lui e la conferma di tutti per necessità non può stargli che bene. Per far questo gli serve però Berlusconi e sopravvivere al congresso Pd. A Cameron, che perso il referendum si è ritirato a vita privata, politicamente parlando è andata molto peggio.

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