Consultazioni, un notaio al Quirinale non basta

di Gaetano Pedullà

Consultazioni, atto secondo. Le forze politiche che si erano presentate su posizioni inconciliabili al primo giro, oggi tornano al Colle con Centrodestra e Pd divisi al loro interno, complicando se possibile ancora di più le cose. Dunque, il tempo dato da Mattarella per far digerire un accordo non è servito, e anzi ha finito per far divaricare ulteriormente le distanze. E nonostante Lega e Cinque Stelle continuino a dettare legge in Parlamento con qualche nomina, le Camere restano pressoché paralizzate. Per non parlare dell’intesa lontanissima su Palazzo Chigi. Al Capo dello Stato perciò non può sfuggire che a questo punto serva uno shock. Dopo aver fatto inutilmente il notaio, il Presidente della Repubblica può giocare un nuovo ruolo, con un’intensità di movimento che va dalla più sobria moral suasion al conferimento formale di un incarico che potrebbe cominciare a bruciare le velleità dei leader attualmente irremovibili nelle loro pretese. Certo, un democristiano come Mattarella, abituato alle infinite trattative chiuse per stanchezza dei contendenti, sa bene che in politica la pazienza paga. Ma nella specifica situazione di impasse che stiamo vivendo non è affatto detto che sia così. Il Paese ha delicate scadenze da rispettare e soprattutto dalla Siria soffiano venti di guerra di fronte ai quali l’Italia non può trovarsi senza un governo. Neppure con la bacchetta magica il Quirinale può fare però prodigi se i 5 Stelle continuano a parlare di Berlusconi come male assoluto o dall’altra parte Renzi blocca i suoi sull’Aventino.

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