Così l’Italia fa saltare il tappo Ue

di Gaetano Pedullà

Mentre gli esegeti del Conte-pensiero fanno le pulci al discorso con cui ieri il premier ha incassato la fiducia al Senato, il nuovo Governo sta già rivoltando le regole assurde che ci hanno imposto dall’Europa. Per questo a noi interessa poco il dibattito sulle singole parole pronunciate dal Presidente del Consiglio in Parlamento, dove a ogni insediamento di un Esecutivo abbiamo sentito mirabili promesse seguite troppo spesso da impercettibili risultati. Conte non ha mai citato nel suo discorso la scuola e la cultura? Visto che si tratta di un professore di Università – e dunque ne conosce i problemi sicuramente più di ex ministri neppure laureati – questo non sembra davvero un motivo di cui preoccuparsi. Invece sono stati toccati, e in profondità, temi drammatici come la morte del povero sindacalista di colore appena ucciso in Calabria e l’impegno ad alzare un argine contro l’industria dei trafficanti di uomini, dalle mafie e i colletti bianchi che hanno prosperato sul reticolo di norme nazionali e internazionali con cui è regolata l’accoglienza. Il disagio per questa camicia di forza, che l’Europa ha messo particolarmente all’Italia con in trattato di Dublino, è sempre più sentito e condiviso nell’Unione. E però se non fosse saltato il tappo buonista e Merkel-dipendente dell’Italia, col cavolo che dieci Stati si alzavano dal tavolo per dire no a una ulteriore stretta sui flussi da tenersi in casa, non succeda mai che questi migranti tutt’altro che fessi invece di starsene a morire di fame in Italia se ne vogliano andare in Germania.

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