Di Maio e Salvini, un gallo è di troppo nel pollaio

di Gaetano Pedullà

Da qui al momento dell’incarico che il Capo dello Stato conferirà per formare il Governo c’è abbastanza tempo per rompere, ricostruire e rompere ancora l’alleanza populista tra Salvini e Di Maio. Normale amministrazione, dunque, i missili che le due forze politiche hanno appena cominciato a lanciarsi a vicenda. I Cinque Stelle non possono perdere Palazzo Chigi, dove vogliono arrivare con la Lega ma senza Berlusconi. Il leader del Carroccio non può scaricare il Cavaliere, senza il quale non avrebbe più alcun diritto a fare il premier. Mattarella osserva mentre a bordo campo si scalda qualche padre nobile – o sedicente tale – nell’ipotesi che alla fine vinca lo stallo tra Luigi e Matteo, obbligandoli a fare i vice presidenti di una figura di garanzia. Ieri il Corriere della Sera suggeriva l’ex ministro Franco Frattini, ma di personaggi con qualche carta da giocare per quella poltrona ce ne sono anche altri. Il problema vero non è quindi la Presidenza del Consiglio, o perlomeno non solo questo. Il vero incubo è cosa può fare di buono un Governo con due partiti con idee molto lontane su tutto tranne che l’antieuropeismo, entrambi candidati a diventare l’uno antagonista dell’altro in un futuro sistema bipolare. Per quanto adesso si sforzino di edulcorare il messaggio con cui hanno preso i voti alle elezioni, la Flat tax non potrà convivere mai con il reddito di cittadinanza, se non al prezzo di far schiattare all’istante i conti pubblici. E su questo punto, ben più qualificante di chi farà il capo dell’Esecutivo, tutto tace.

 

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Costano caro i capricci della politica

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Mattarella costretto ad accelerare. O qui il Governo lo fa Assad

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Consultazioni, un notaio al Quirinale non basta

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Quanto conta il partito di Mattarella

Che le scaramucce tra Salvini e Di Maio siano roba seria o – come ipotizzano menti raffinate – una presa per il naso degli elettori in quanto i due leader hanno già l’accordo in tasca, l’unica cosa certa a più di un mese dalle elezioni è che non c’è pericolo di fare presto il bis.…

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La brutta lezione di Telecom. L’economia italiana è illiberale

Comunque la si guardi, la battaglia in corso su Telecom dimostra che le regole del mercato economico in Italia funzionano poco, possono essere estese o ritirate come il mantice di una fisarmonica, e alla fine quello che conta non è il merito delle imprese ma le scelte della politica. Non siamo ai tempi del fallimentare…

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La mossa dei 5 Stelle finti ubriachi

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La Coalizione di Centrodestra schiantata alla prima curva

Era più inevitabile di una cartella delle tasse: col risultato delle ultime elezioni la coalizione di Centrodestra non poteva durare a lungo. Che però si schiantasse alla prima curva era difficile da immaginare, anche perché con un po’ di pazienza la Lega avrebbe potuto facilmente svuotare Forza Italia dei suoi eletti e soprattutto dei suoi…

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Il primo punto è del Cav

I suoi denigratori lo chiamano caimano e figuriamoci perciò se Silvio Berlusconi poteva accontentarsi del premio di consolazione della presidenza del Senato. La poltrona va bene, ma da sola non vale il prezzo dell’esclusione di Forza Italia dai giochi che d’ora in avanti già immaginano di fare insieme i due vincitori delle elezioni, Di Maio…

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