Duemila bottiglie. E un ubriaco

di Gaetano Pedullà

D’Alema vuole querelare un giornalista che ha osato chiedergli conto delle duemila bottiglie di vino acquistate da una coop rossa accusata di rapporti inconfessabili con la politica. Che vergogna i giornalisti che fanno domande. E che bello spettacolo la politica che non ha altri argomenti se non brandire l’azione della magistratura per giustificarsi. Lo spettacolo che indigna di più è però vedere personaggi che hanno goduto illimitatamente delle intercettazioni – arrivando a conquistare il governo del Paese dopo Mani pulite – accorgersi all’improvviso che le intercettazioni possono danneggiare chiunque, compreso chi non è indagato. Serve dunque una nuova legge per regolamentare la materia e un contributo in tal senso è arrivato dal giudice Gratteri, che ha proposto di prevedere uno specifico reato in caso di pubblicazione delle intercettazioni arbitrarie. Tutto questo però non ha nulla a che vedere con il diritto dei giornalisti a porre domande. E con la libertà dei cittadini di conoscere cosa fanno i nostri politici, per poter poi decidere se votarli magari senza essersi ubriacati con le duemila bottiglie del vino di D’Alema.

 

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