E il terzo giro di arresti è già nell’aria

di Gaetano Pedullà

Tanto tuonò che piovve. E il secondo giro di arresti per l’inchiesta Mafia Capitale, attesissimo, ha svelato un altro pezzo delle connivenze tra criminalità, colletti bianchi e livello politico. Questa volta non solo a Roma ma anche in Sicilia, attorno a quel centro per gli immigrati di Bronte finito nel mirino del potente capo delle coop rosse dell’accoglienza, Salvatore Buzzi. Tutto il mondo è paese e dove la politica fa mangiare la mucca del malaffare, poi c’è da mangiare per tutti. Così l’inchiesta si allarga a un consigliere regionale del Lazio, un assessore della giunta Marino, un consigliere comunale di Roma. Manca però il pezzo forte e voci raccontano di un dissidio tra le Procure di Roma e Catania su una richiesta d’arresto per il sottosegretario Giuseppe Castiglione, uno dei politici siciliani più vicini al ministro Alfano. Forse anche per questo il Campidoglio non sembra correre il rischio di essere sciolto per mafia, nonostante tanti Comuni siano stati commissariati per molto meno. Mentre l’inchiesta già annuncia una terza puntata, il sindaco di Roma resiste. La mucca del malaffare – dice – qui non viene più munta. Forse si sono mangiati pure questa.

 

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