Finanziaria, un’occasione sprecata

di Gaetano Pedullà

La ricreazione in Europa sta finendo e tra pochissimo sarà più chiaro a tutti quanto costa non aver fatto sul serio i compiti a casa, cioè nel nostro caso le grandi riforme. Questione di ore, la Merkel tornerà pienamente in sella con un nuovo governo, e ci sarà chiesto conto di come abbiamo usato la flessibilità accordata sui conti pubblici. Dovevamo crescere almeno quanto la Spagna, che quest’anno ha un Pil al 3%, e invece se va bene a dicembre la crescita si attesterà sull’1,5%. Di sicuro tornerà di moda il rigore sui conti pubblici e perciò prepariamoci a rivedere i falchi del rigore nella spesa, lo spread che sale, Bruxelles che ci bacchetta. Proprio dal versante europeo, la Banca centrale ha già iniziato le operazioni di sganciamento dalla politica monetaria accomodante imposta con fatica e in ritardo da Mario Draghi. Il rialzo dei tassi non si farà più attendere troppo e l’immissione di denaro fresco nel sistema finanziario (abbiamo avuto fino a 80 miliardi di euro al mese) si ridurrà fino a sparire. Un’avvisaglia in questo senso è appena arrivata proprio dall’Eurotower, che ha imposto alle banche di ricoprirsi interamente per i prestiti diventati nel tempo problematici. In Italia, dove le banche hanno ancora in pancia montagne di questi crediti, la nuova indicazione della Bce costringerà i nostri istituti ad accantonare risorse diversamente destinate a nuovi finanziamenti a famiglie e imprese. Uno scenario tutt’altro che rassicurante, che ci imporrebbe di inserire nella prossima manovra più politiche espansive. politiche che non ci sono.

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