Gli insulti del Carroccio non pagano

di Gaetano Pedullà

Matteo Salvini non si è scusato con la Presidente della Camera Laura Boldrini. Averla definita una bambola gonfiabile non è solo un insulto sessista e volgare, ma anche una clamorosa ammissione dell’imbarbarimento della nostra politica. Un polverone dentro il quale sguazzano i jihadisti dell’intolleranza, isolandosi però da quel serbatoio di elettori conservatori e di Centrodestra a cui fa orrore il riposizionamento del Carroccio e il suo leader che vuole radicalizzare la linea politica del partito in una logica lepenista uscita vittoriosa in molte competizioni Europee. Una strategia che Salvini sta perseguendo nella convinzione che dopo Berlusconi su quel campo politico ci sarà spazio solo per una proposta forte. Un’idea giusta a metà, perché l’area di centro è in effetti senza un leader, ma se averne uno significa far fuggire gli elettori di riferimento allora è meglio non averne. E la provocazione sulla Boldrini non c’è dubbio che infastidisce quegli elettori che oggi chiedono alla politica soluzioni e non zuffe. Esattamente ciò che non avviene quando le soluzioni non ci sono e, appunto, restano le zuffe.

 

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La fortuna dei manager perplessi

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