I Cinque Stelle più in gioco di prima. Crescere non è solo una prova di maturità politica, ma una promessa di futuro

di Gaetano Pedullà

Se giochi a tennis non puoi farlo senza racchetta. E se ti manca l’attrezzo perdi prima ancora di scendere in campo, oppure ti accomodi tra il pubblico. Perciò tra i 5 Stelle non c’era scelta: ora che sono forza trainante del Governo dovevano darsi un’organizzazione con cui affrontare ad armi pari le sfide elettorali, e non farsi travolgere da avversari così leali da picchiare anche in più di dieci contro uno. In questo senso le regionali in Abruzzo e Sardegna hanno aperto gli occhi al Movimento, e la riflessione che Di Maio ha offerto agli iscritti alla piattaforma Rousseau può contribuire a radicare meglio i 5S sui territori, e proseguire prima di tutto il loro lavoro di pulizia della politica, di cui c’è ancora un grande bisogno. Avere la racchetta però non basta, e per vincere certe partite servono tattica e strategia. Il compagno di squadra va sempre a punti sui migranti? I 5 Stelle possono fare altrettanto battendo con i loro colpi migliori: lo stop allo spreco dei denari pubblici, la difesa dell’ambiente, la riattivazione delle fasce lasciate ai margini del mercato del lavoro. Fossimo su un terreno regolamentare tutto questo basterebbe, ma l’Italia di oggi non ha regolare né il campo di gioco, né le regole e spesso neanche gli arbitri. Occorre allora inventare colpi nuovi, che sorprendano soprattutto chi non vuole più saperne di uscire da casa per andare a sostenere una bandiera. Allargare la partecipazione, far ripartire il dibattito, non aver paura di far crescere dal basso una classe dirigente, non è solo una prova di maturità politica, ma una promessa di futuro.

 

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