I predoni del credito italiano

di Gaetano Pedullà

Levatemi tutto ma non la poltrona. I banchieri italiani – abituati a pontificare su ogni vizio della politica, per poi servirsene – stanno dimostrando di essere più attaccati al potere di un Alfano qualunque. La tempesta finanziaria sta massacrando il valore dei nostri istituti di credito, rafforzata dalla bolla sulle sofferenze bancarie, cioè la montagna di crediti non esigibili ancora in bilancio. Fuori dal cilindro i nostri banchieri hanno tirato il vecchio trucco di sempre: far pagare a qualcun altro i loro errori. Il Governo però ha perso la battaglia in Europa per far passare la bad bank (cioè la pattumiera dove nascondere la spazzatura finanziaria). Dai manager di banca che guadagnando milioni, c’era da aspettarsi a questo punto almeno un piano B, con la fusione degli istituti per rafforzarsi e diluire le sofferenze bancarie. Fondere i gruppi significa però rinunciare a poltrone e privilegi dei singoli campanili. Così le operazioni di merger, soprattutto tra le Popolari, restano annunciati ma non si fanno. Così come nessuno sposa Monte Paschi, la zitella racchia del villaggio. E pazienza se a difendere il Paese e gli azionisti non ci pensa nessuno.

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