I secondi fini dei mercati passati al No

di Gaetano Pedullà

L’agilità dei poteri forti nel cambiare cavallo l’abbiamo appena vista negli Usa. Basti pensare che le grandi istituzioni finanziarie, quattrocento giornali e tutte le syndication Tv tifavano per la Clinton contro appena nove quotidiani dalla parte di Trump. La corsa alla casa Bianca è finita come sappiamo e Wall Street anziché crollare ha segnato il record storico, subito convertita alla politica economica del nuovo presidente. Migliorarsi non è facile, ma non ci stupirebbe se gli stessi potentoni ci riuscissero in Italia, culla della specialità del salto sul carro del vincitore. L’avvisaglia è arrivata dall’Economist, giornale di riferimento per la grande finanza internazionale. I mercati, apertamente schierati con il Sì al referendum di Renzi, in nome della stabilità di governo, ieri hanno annusato l’aria che tira e sposato il No. Possibile che i grandi interessi finanziari siano diventati improvvisamente democratici? Ma neanche per sogno. Semplicemente sentono Renzi debole e preferirebbero commissariare il Paese, in stile Mario Monti per intenderci, magari con una figura come quella del ministro Padoan. La notte della nostra democrazia.

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