Il carissimo doppio lavoro dei giudici

di Gaetano Pedullà

Con gli stipendi da fame che si beccano in tante attività, soprattutto dopo il taglio netto di metà salario a imperituro ricordo di chi ci ha portato nell’Euro, per molti non c’è alternativa al doppio lavoro, anche un lavoretto da niente, sfruttato e pagato in nero. Ci sono categorie dove però il problema non è certo unire il pranzo con la cena, e passare da una professione all’altra è solo il modo per fare male due cose e costruire giganteschi conflitti di interessi. Abbiamo così alti dirigenti della pubblica amministrazione che fanno i docenti e gli imprenditori, giudici che fanno i giornalisti e scrittori quando non sono in politica o distaccati in ogni genere di uffici, giornalisti che fanno i lobbisti, impiegati statali distaccati a vita nei sindacati, politici in servizio permanente effettivo di faccendieri e così via. Una giostra dove c’è chi cumula gli stipendi, chi solo i contributi previdenziali e chi la sola sicurezza di non perdere mai un posticino sicuro. Così scopriamo che nei Tar, dove abbondano i giudici fuori ruolo, ci vogliono in media mille giorni per avere un giudizio. Certi doppi lavori sarebbe proprio ora di vietarli.

 

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Finanziaria, un’occasione sprecata

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Padoan non pensa in grande

La campagna elettorale irrompe nella legge di bilancio e le anime della Sinistra se ne vanno in ordine sparso. Il Pd fa il cireneo portandosi in spalla la croce di una finanziaria scialba, Pisapia si accontenta della promessa che non ci saranno mance elettorali e si allinea al Governo, i D’Alemiani di Mdp non votano…

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