Il conto della guerra a Pechino

di Gaetano Pedullà

In altri tempi si sarebbe già alla consegna delle dichiarazioni di guerra agli ambasciatori. Ma oggi ci sono conflitti che si combattono con armi diverse dal passato. E la battaglia tra Cina e Stati Uniti per difendere le loro imprese utilizzando la moneta è già uno degli scontri più costosi e pericolosi da decenni. Per sostenere la produzione e l’export Pechino ha svalutato lo yuan, rendendo quindi le sue merci più a buon mercato. Una sberla agli Usa, che stanno adottando la stessa strategia con una massiccia immissione di liquidità da oltre cinque anni, e proprio ora devono alzare i tassi del dollaro per non far scoppiare una bolla monetaria. I mercati si allarmano e precipitano. Le Borse del Dragone si sono piegate vistosamente, restando comunque molto positive rispetto all’autunno scorso. Gli Usa che stanno dietro al crollo cinese tutto sommato reggono e invece l’incolpevole Europa crolla, perdendo miliardi in Borsa e ritrovandosi con una moneta più forte di quelle americana e cinese, penalizzando il nostro export. Nel dramma di ieri Banche centrali e il Fondo monetario non hanno fiatato. Combattenti e complici di una guerra sulle nostre teste.

 

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Come si dice in arabo gratitudine?

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Dopo l’inchiesta di Fanpage.it si accetti l’agente provocatore

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Ma come li hanno scelti i candidati alle elezioni? Solo per la loro dabbenaggine i Cinque Stelle dovrebbero farsi qualche domanda in più su regole interne e capacità di selezionare una classe dirigente in grado di governare. Il caos delle Parlamentarie era apparso subito chiaro, ma da Di Maio in giù era stata promessa una…

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Se l’onestà diventa un autogol

Molti elettori (non solo Cinque Stelle) neppure sanno chi era Pietro Nenni, lo storico leader socialista che certificò in modo lapidario come facendo a gara per chi è più puro, è facile che salti fuori qualcuno ancora più puro che ti epura. Un rischio che il Movimento fondato da Grillo corre deliberatamente sin dalla nascita,…

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Toghe sporche e depistaggi. Siamo una Repubblica fondata sull’intrigo

Nel nuovo terremoto giudiziario tra Roma e Messina, come nella vicenda Consip, non si capisce da che parte stanno anche i piani più alti dello Stato. Siamo diventati una Repubblica fondata sull’intrigo? A quanto pare sì. L’inchiesta che scoperchia un sistema di potere capace di pilotare affari per centinaia di milioni, provando persino ad aggiustare…

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