Il lettone di Putin per Grillo

di Gaetano Pedullà

Ora che sappiamo dal vice di Obama che la Russia aiutava elettoralmente la Lega e i Cinque Stelle abbiamo più chiaro perché i democratici sono stati accompagnati fuori dalla Casa Bianca. Per noi ingenui lettori delle cose internazionali, il monarca assoluto di Mosca, Vladimir Putin, regalava lettoni per nottate eleganti a Berlusconi e non a Salvini o a Grillo. Evidentemente il tentativo di lenire la sonora sconfitta della Clinton scaricando le responsabilità su hacker e complotti organizzati al Cremlino ha bisogno di un riconoscimento anche in Europa. E allora ecco che il signor Biden ci informa di questa manipolazione del voto al referendum costituzionale di un anno fa, senza fornirci però uno straccio di prova. Ora noi non sappiamo in Italia quanti voti possano aver spostato i russi o quanti ne potranno spostare, ma se proprio volessimo parlare di quel referendum – dove l’esito al favore del No è stato schiacciante – dovremmo assolutamente rilevare che fu il presidente in persona a fare un endorsement a favore di Renzi, invitandolo a Washington e spargendo parole al miele sulla sua proposta di riforma. Proprio in quel giorno su La Notizia facemmo notare che quello spottone non avrebbe portato un solo Sì in più nelle urne (semmai qualcuno in meno), convinti che un certo di tipo di ingerenze sulle nostre questioni interne risultano indigeste. Siccome però viviamo nell’epoca delle fake news, non sarebbe male se qualche Procura chiedesse a Biden cosa sa davvero. O taccia per sempre.

 

Gli ultimi editoriali di Gaetano Pedullà

Consulta l'archivio completo

Il fantastico Centro per l’impiego

In Italia un centro per l’impiego come quello che aprono oggi i Cinque Stelle non si era visto mai. I posti in palio sono decine e la paga non è male. Nessuna paura se non si dispone di un gran curriculum: basterà che votino un po’ di buoni amici e il gioco è fatto, si…

Continua

De Benedetti, l’autogol delle toghe

Se l’Italia è il Paese dei furbi che conosciamo parte della colpa è di una Giustizia che si fa fatica a comprendere, oltre che sentire giusta. E come credere davvero che la Legge sia uguale per tutti quando sentiamo da una parte il pm Di Matteo risalire agli Assiri e ai Babilonesi pur di incastrare…

Continua

Fake news e altre promesse

Una tassa che viene (sul serio) e una tassa che va (a chiacchiere). Il Pd di Matteo Renzi, convinto sostenitore della nuova imposta sulle buste dell’ortofrutta, si scorda di aver governato negli ultimi cinque anni, e a due mesi dalle elezioni promette l’abolizione del canone Rai. Perché non l’abbia fatto prima è un mistero, mentre…

Continua

La fortuna dei manager perplessi

La tassa sui sacchetti dell’ortofrutta non smette di stupire, non solo per l’approssimazione con cui si è fatta la norma, perfetta per fare incassare i produttori, molto meno per ridurre l’inquinamento. Renzi e il Pd hanno difeso a spada tratta l’iniziativa, senza spiegare però – se è così nobile – per quale motivo l’hanno infilata…

Continua

I voti del Pd gettati via a sacchetti

Matteo Renzi non ci sta a prendersi le maledizioni dei consumatori, centuplicate dai social network, per la norma che fa pagare le bustine dell’ortofrutta. L’esborso ha una nobile motivazione di politica ambientale – rivendica l’ex premier – ed è una fake news che il Parlamento abbia favorito una specifica azienda, facendo riferimento alla Novamont guidata…

Continua

Sui rifiuti chiacchiere e illusioni

Un dialogo tra sordi, dove l’unica cosa che si sente è la puzza di una politica rissosa e inconcludente. Un deputato Cinque Stelle emiliano, tale Michele Dell’Orco, attacca la sua Regione perché “inventa” l’emergenza rifiuti a Roma. Le 15mila tonnellate di spazzatura che la sindaca Raggi ha chiesto di smaltire eventualmente a Bologna sono quanto…

Continua

Agli statali non bastava un regalo

Se si fa un regalo elettorale bisogna farlo bene. E dunque dopo aver aperto il cordone della borsa per dare un aumento di stipendio agli statali, adesso si sta correndo per mettere in busta paga gli arretrati. Soldi da fare arrivare ovviamente un attimo prima del 4 marzo, guarda caso la data delle elezioni. Dopo…

Continua

Cinque anni al minimo sindacale

Il Presidente del Consiglio Gentiloni l’ha detta giusta: il suo Governo ha garantito una fine ordinata della legislatura. Per un esecutivo fotocopia di quello precedente, tirato fuori dal cilindro di Napolitano anziché dalle urne, il risultato minimo è comunque un risultato. Il Paese meritava di più, meritava di meglio? Certo che sì, soprattutto perché le…

Continua

Impariamo la lezione catalana

Hanno poco da festeggiare gli indipendentisti riusciti a conservare la maggioranza in Catalogna. Lo strappo con Madrid ha gettato le basi per un arretramento della regione, non solo sotto l’aspetto economico. Se il tentativo di scissione finito con la fuga del leader Puigdemont ha fatto scappare anche molti investitori, banche e imprese, le elezioni di…

Continua

Un’infinita ipocrisia sulle banche

Maria Elena Boschi non si può dimettere. Non può farlo perché toglierebbe il giochino preferito ai suoi nemici, ma soprattutto perché arrendersi significherebbe ammettere di aver favorito la sua famiglia nel crollo di Banca Etruria, mentre da quanto emerso finora non c’è la pistola fumante e nemmeno una pallottola che provi tale accusa. Non ha…

Continua