Il Movimento e l’errore più grande

di Gaetano Pedullà

Perlomeno adesso dovrebbero stare zitti quei giornalisti e commentatori che descrivono i Cinque Stelle come una massa di pecoroni, dove a decidere è solo Casaleggio o qualche non meglio precisata entità astratta. Dovrebbero – e non scrivo dovranno – perché quando c’è da girare fango sul Movimento, un esercito di opinionisti in servizio permanente effettivo su giornali e tv non sente ragioni. E dire che il processo aperto sul capo politico Luigi Di Maio è la prova provata di quanto pesino con i loro giudizi sia i militanti attivi sui social che i gruppi parlamentari riuniti stasera, a quanto pare con molte cose da recriminare sulla linea seguita dal leader.

Sul banco degli imputati, però, non c’è solo chi si è assunto l’onere di gestire un contratto di governo insidioso con la Lega, ma la stessa ragion d’essere di una forza politica che secondo alcuni raffinatissimi strateghi deve cambiare il mondo senza sporcarsi le mani, protetta dalla facile retorica dell’opposizione e felice di guardare il pianeta che va avanti nella direzione sbagliata, come se si potesse scendere e gioire nel veder trasformare i grandi progetti in più grandi utopie.

Personalmente non credo che Di Maio abbia tradito lo spirito del Movimento e soprattutto meriti di pagare per le colpe anche di chi adesso lo accusa, mentre sono certo che a un soggetto politico che ha perso in un anno sei milioni di voti serve tutto tranne che un nuovo salasso, dividendosi ancora e minando la leadership. Il vicepremier può essere commissariato da una gestione collegiale o cedere qualcuno dei suoi incarichi, accumulati non per capriccio ma per equilibrarne il peso con Salvini?

Sicuramente sì, ma prendere una di queste decisioni adesso renderebbe lui o chi per lui ancora più debole proprio con l’alleato che ha tratto il massimo vantaggio dal contratto di governo, e sul quale si può invece recuperare consenso. Molti degli errori fatti, invece, sono già chiari e non è impossibile correggerli. A meno di scoprire che l’errore più grande e irreversibile è stato nella selezione di molti deputati e senatori tanto miopi quanto ingrati.

 

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