Il referendum e i giochi di potere sul Governo che verrà

di Gaetano Pedullà

Non si sa ancora come andrà a finire il referendum ma a Palazzo Chigi la partita è già durissima. Si illudano poco gli avversari del premier: anche se vincerà il No Renzi non schioderà facilmente. Male che vada alle urne perderà di misura, e a meno di una congiura con Delrio e Franceschini a fare da sicari alla fine Mattarella dovrà dare a Matteo l’incarico. Una ipotetica vittoria del No avrebbe troppi padri, tutti in guerra tra di loro. Inevitabile perciò tenersi Renzi, che almeno un minimo di governabilità può garantirla.

Nel nuovo Esecutivo sarebbe sacrificata la Boschi, mentre il Parlamento sarebbe puntellato con poltrone d’oro a Verdini, ai centristi e a tutti gli alleati. Se invece la spunterà il Sì, il rimpasto sarà persino più drastico. Le gaffe del ministro Lorenzin sul Fertility day sono capitate a fagiolo per firmare il primo dei licenziamenti. Ma a saltare saranno gli altri centristi Costa e Galletti (degli alfaniani resterà solo Alfano) oltre alla responsabile della scuola Giannini. E Renzi avrà mano libera sulla nomina dei vertici di Eni, Enel & C. Ruoli che valgono più di molti ministeri.

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