Il ruggito (inutile?) contro l’Ue

di Gaetano Pedullà

Il frenetico immobilismo dell’Europa sulle grandi questioni epocali, dal lavoro precario all’immigrazione, non è un’invenzione di Renzi. Il nostro premier su questa denuncia ha ragione da vendere, e pazienza se una tale presa di posizione è chiaramente strumentale per spostare altrove i riflettori che oggi sono accesi sulla battaglia finale nel Pd in vista del referendum costituzionale. Il punto è un altro: quanto questo battere i pugni sul tavolo sia vero o faccia solo parte di una tattica che dietro la cortina fumogena non si sogna nemmeno di fare una guerra vera alla Merkel e a Bruxelles. Quando si insediò, il premier era sufficientemente spregiudicato da essere disposto a governare grazie a alleanze “innaturali” come quella con Verdini. Già allora Renzi promise con l’Europa sfaceli che non sono arrivati. E senza un surplus di flessibilità nella prossima manovra finanziaria sarà proprio l’Europa a bloccare quei regali a pioggia che Renzi sta promettendo per vincere il referendum del quattro dicembre. Perciò le critiche giuste avanzate da Renzi sembrano un ruggito del coniglio piuttosto che legittime recriminazioni.

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