Imprenditori suicidi. Al rogo chi crea lavoro

di Gaetano Pedullà

Visto che non lo fa il Sole 24 Ore lo facciamo più modestamente noi della Notizia. Vogliamo dire una verità che farà storcere il naso a tante anime belle, tanto certe che tutte le Ong abbiano solo fini umanitari, quanto sicure che gli imprenditori in questo Paese sono sempre corruttori o evasori fiscale? Per un malriposto buonismo, per conformismo a una retorica vetero-proletaria, per mancanza di corretta informazione, in Italia da anni si sta aiutando tutti tranne che chi mette in gioco soldi, fatica, responsabilità e anche la vita per fare impresa e creare lavoro. I due episodi di ieri, con un industriale che si è suicidato per la vergogna di non riuscire a pagare gli stipendi, e un commerciante sotto sfratto, andato completamente fuori di testa e arrivato ad assassinare anche moglie e figlia, non sono casi isolati. Il riconoscimento sociale che un tempo attribuivamo a chi sapeva creare benessere per se e per la collettività oggi è capovolto in risentimento da una massa seduta e disposta solo ad attendere che qualcuno le riconosca diritti, stipendi e prebende di un’epoca che non c’è più, spazzata via da crisi, globalizzazione ed errori che arrivano da lontano. Non è da oggi che questo giornale non è simpatico a molti sindacati, ma quello di cui parliamo è sotto gli occhi di tutti. E far finta che il problema non ci sia non farà spuntare una soluzione dal nulla. Massacrati dalla stretta creditizia, da leggi e burocrazia ottocentesche, dai tribunali che nei contenziosi danno ragione a prescindere al lavoratore, fosse anche trovato mentre fa uno stupro in azienda, gli imprenditori non hanno mai avuto tanto bisogno di sostegno. Anche morale. E chi dice il contrario o non ha mai fatto un giorno nella vita il responsabile di un’attività economica oppure mente sapendo di mentire.

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