In panchina Grasso si scalda

di Gaetano Pedullà

È bastato un banale emendamento per far capire che non era aria. L’accordo dei leader sulla legge elettorale non poteva reggere. Generali senza esercito, Renzi e Berlusconi hanno truppe alle quali si chiedeva di suicidarsi approvando una riforma che lascia quasi tutti fuori dal prossimo Parlamento. Un futuro incerto che deve aver messo paura anche a qualche grillino. Così i franchi tiratori hanno impallinato una norma che al di là di ogni considerazione è pasticciata, con le segreterie di partito che di fatto continuano a nominarsi i deputati, in casi limite persino a discapito dei candidati vincenti nelle loro circoscrizioni. Adesso la via per riprendere il filo è molto stretta. L’ipotesi di un decreto è inaccettabile, non ricorrendo i presupposti dell’urgenza. Peggio approvare la legge elettorale con la Fiducia. Lo scenario torna così quello delle dimissioni di Gentiloni, l’indicazione di un governo di scopo (con possibile premier Grasso) giusto per fare la legge elettorale nei tempi necessari e non far cadere sulla maggioranza la responsabilità di una finanziaria pesante come quella che già ci chiede l’Europa. È tutta una farsa ma qui c’è solo da piangere.

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