Inchiesta Consip, tanto rumore ma l’aria è di fuffopoli

di Gaetano Pedullà

L’Italia è un Paese corrotto e la corruzione è un male assoluto perché chi offre le mazzette poi si rifà sulle opere pubbliche ottenute, facendo pagare così a tutti noi la disonestà del politico o del burocrate di turno. Più serio di questo problema c’è però il rispetto della Giustizia. La magistratura ha tutti i poteri che conosciamo perché deve garantire la legalità e tutti i cittadini. Per questo le inchieste non dovrebbero dare mai la sensazione di essere a senso unico o a orologeria. Sensazione che nella vicenda Consip si percepisce fortissima. Gli elementi raccolti dai pm sono fragilissimi. Per quanto si sa, si parla di appunti con indicate lettere che potrebbero significare qualsiasi cosa. Ci sono poi le voci di microspie negli uffici Consip, facilmente immaginabili senza scomodare alti comandi delle Forze dell’ordine. Ultima traccia, un po’ di denaro trovato a un funzionario e la presunta promessa di un regalo da 30mila euro al papà di Matteo Renzi. Una cifra così misera che basta da sola per far vedere in questa inchiesta l’ennesima fuffopoli a uso di qualche magistrato in cerca di gloria e dei giornali politicamente “interessati” che ne fanno i cantori.

 

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