Juncker, ma ci faccia il piacere

di Gaetano Pedullà

Il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker è un personaggio buffo. Dopo essere stato al governo del paradiso fiscale Lussemburgo, una volta approdato a Bruxelles è arrivato a darci lezione di sobrietà fiscale. Spiritoso, soprattutto quando ha il fiasco in mano, ieri ha superato se stesso lanciando un anatema alla perfida Albione. “Rimpiangerete l’Unione europea”, è la premonizione del superburocrate, incurante di aver già fatto ridere il mondo quando diede il suo nome al piano che doveva far decollare l’economia del continente. Passò poco tempo e si scoprì che i miliardi di euro messi sul piatto dalla Commissione per farci uscire dalle secche della recessione erano invece poche decine. Se c’è qualcosa da rimpiangere è perciò la fiducia data a un’istituzione che ha tradito molte promesse. Londra, avendo conservato prudentemente la sua sterlina ha potuto tagliare la cima e prendere il largo. Serissimi economisti ci dicono che questo le costerà caro ma ad oggi la moneta ha retto, la Borsa pure, e la disoccupazione che soffriamo anche grazie al governo di Juncker non se la sognano nemmeno nell’incubo peggiore.

 

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Il premier Gentiloni aveva promesso che la nuova Legge di stabilità non avrebbe portato nuove tasse e così è stato. Bene, bravo, ma non chiediamo il bis. Non mettere nuove tasse su un Paese che cresce poco era il minimo sindacale. Un premio sarebbe stato toglierci qualcuna delle tante, troppe, imposte che abbiamo. Accontentiamoci allora…

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Finanziaria, un’occasione sprecata

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Padoan non pensa in grande

La campagna elettorale irrompe nella legge di bilancio e le anime della Sinistra se ne vanno in ordine sparso. Il Pd fa il cireneo portandosi in spalla la croce di una finanziaria scialba, Pisapia si accontenta della promessa che non ci saranno mance elettorali e si allinea al Governo, i D’Alemiani di Mdp non votano…

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