La condanna di De Benedetti. L’ingegnere non perde colpi a caso

di Gaetano Pedullà

Il capo azienda della Olivetti non poteva non sapere che la sua azienda era piena di amianto. Una trappola per molti lavoratori che ci hanno rimesso la vita. Per questo Carlo De Benedetti, con il fratello Franco e l’allora Ad di Ivrea, Corrado Passera, sono stati condannati duramente. Una sentenza che ha molto sorpreso, vista l’abilità dell’ingegnere nell’uscire indenne dalle situazioni più complicate.

Dai cento giorni al timone della Fiat alla scalata mancata a Société Générale, dal flop proprio della Olivetti al mancato acquisto a due lire della Sme (l’industria alimentare di Stato) fino al salvataggio della Sorgenia, De Benedetti ha collezionato molti fallimenti spesso risolti solo grazie al generoso intervento pubblico o delle banche. Un privilegio che non tocca a tutti, a meno che non si sia l’editore di un potente giornale – Repubblica – attraverso il quale farsi ascoltare dalla politica. Perciò fino a oggi l’ingegnere ha perso pochi colpi.

Un salvacondotto che a quanto pare è scaduto. Un ottimo segno per le famiglie delle vittime, ma anche un’ulteriore prova che i vecchi equilibri di potere sono cambiati e un’epoca di questo Paese è finita.

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