La fortuna dei manager perplessi

di Gaetano Pedullà

La tassa sui sacchetti dell’ortofrutta non smette di stupire, non solo per l’approssimazione con cui si è fatta la norma, perfetta per fare incassare i produttori, molto meno per ridurre l’inquinamento. Renzi e il Pd hanno difeso a spada tratta l’iniziativa, senza spiegare però – se è così nobile – per quale motivo l’hanno infilata di soppiatto tra i tanti emendamenti di un decreto sul Sud, non certo il contesto ideale per dare trasparenza al provvedimento.

L’inevitabile polemica, esplosa soprattutto sui social network, a differenza di quanto sostengono molti banalmente, non rivela un’improvvisa taccagneria degli italiani, ma quanto siamo esasperati dalle tasse e da una politica che ci mette le mani in tasca senza nemmeno chiederci il permesso. A lato della vicenda stanno emergendo però altri dettagli paradossali, a partire da quanto afferma Catia Bastioli, la manager a capo dell’industria privata più avvantaggiata dalla nuova norma e notoriamente molto vicina a Matteo Renzi, tanto da essere stata nominata dal suo governo alla presidenza di Terna, la società partecipata dallo Stato che gestisce le grandi reti elettriche. Parlando con il Corsera la Bastioli ha rivelato di aver accettato questa nomina dopo grandi perplessità e più di un’insistenza. Il governo – in sostanza – ha scelto per le sue aziende manager perplessi, come peraltro s’era intuito anche in altri casi. Esemplare in questo senso quello che raccontò Evelina Christillin appena spedita alla presidenza dell’Enit, l’Ente nazionale del turismo.

“Non ho una ricetta in tasca, ogni dieci anni mi invento un mestiere”, rispose Christillin a chi le chiedeva come attirare nel nostro Paese visitatori. Manager perplessi, improvvisati o arrivati a fare lezione all’università per spiegare che le imprese si governano mettendo paura ai dipendenti, come ha fatto l’Ad dell’Enel Starace. Casi emblematici di come Renzi abbia mantenuto l’impegno di fare le nomine sulla base del merito e non delle frequentazioni della sua Leopolda, ai salotti o alle Fondazioni in qualche modo legate al cosiddetto Giglio magico.

 

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