La pericolosa dittatura dei mercati

di Gaetano Pedullà

Non avranno la scheda elettorale, ma il voto dei mercati finanziari è sempre più evidente e pericoloso per la nostra democrazia. Negli Stati Uniti, dove i presidenti possono cadere per un giochino erotico ma mai perché quattro banche si mettono d’accordo e fanno volare lo spread, la lezione è stata esemplare. Tutti i poteri finanziari stavano con la Clinton e il voto popolare se n’è ampiamente fregato. In Italia, dove invece nel 2011 bastò un’impennata dei tassi per far cadere il governo democraticamente eletto di Berlusconi (che piaccia o no in questo ragionamento è irrilevante) i poteri economici internazionali pretendono di decidere anche sulla Costituzione, mettendo ancora una volta gli italiani con le spalle al muro. Il terrorismo finanziario di giornali come il Financial Times, che minaccia il fallimento di otto banche in caso di vittoria del No al referendum, è un classico caso di ingerenza sulla sovranità del nostro Paese e sul diritto degli italiani di scegliere (e non farci dettare) il destino che vogliamo. Per far vedere che non scherzano, ieri le Borse sono andate giù. Un ricatto a cui cedere rischia però di essere molto più costoso.

 

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Sui rifiuti chiacchiere e illusioni

Un dialogo tra sordi, dove l’unica cosa che si sente è la puzza di una politica rissosa e inconcludente. Un deputato Cinque Stelle emiliano, tale Michele Dell’Orco, attacca la sua Regione perché “inventa” l’emergenza rifiuti a Roma. Le 15mila tonnellate di spazzatura che la sindaca Raggi ha chiesto di smaltire eventualmente a Bologna sono quanto…

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Agli statali non bastava un regalo

Se si fa un regalo elettorale bisogna farlo bene. E dunque dopo aver aperto il cordone della borsa per dare un aumento di stipendio agli statali, adesso si sta correndo per mettere in busta paga gli arretrati. Soldi da fare arrivare ovviamente un attimo prima del 4 marzo, guarda caso la data delle elezioni. Dopo…

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Impariamo la lezione catalana

Hanno poco da festeggiare gli indipendentisti riusciti a conservare la maggioranza in Catalogna. Lo strappo con Madrid ha gettato le basi per un arretramento della regione, non solo sotto l’aspetto economico. Se il tentativo di scissione finito con la fuga del leader Puigdemont ha fatto scappare anche molti investitori, banche e imprese, le elezioni di…

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