La politica seppellita dalle sentenze

di Gaetano Pedullà

Ai magistrati mancava solo di decidere l’organizzazione dei partiti. L’assedio alla politica, occupando i vuoti legislativi e con inchieste molte volte tanto eclatanti quanto prive di elementi decisivi, ieri a Roma si è arricchito di un nuovo capitolo. Secondo un giudice il commissario Pd nominato dopo la caduta del sindaco Marino e l’inquinamento emerso con Mafia Capitale non doveva permettersi di azzerare gli organi del partito, ma rimettersi all’assemblea. Dopo aver visto tribunali che assegnano i bambini a coppie gay o che stabiliscono quali sono i nuovi diritti civili scavalcando il loro ruolo – che è quello di applicare le leggi e non di farne a loro discrezione – mettere bocca sulle faccende di casa dei partiti è la frontiera di una magistratura strabordante sul terreno della politica. Un’invasione di campo di cui – prima ancora dei giudici – hanno colpa i partiti zeppi di scheletri nell’armadio. Così uno scontro che in questo Paese va avanti da decenni scopre nuove vette inesplorate, compromettendo l’equilibrio tra i poteri e condizionando una politica che di tutto ha bisogno tranne che di essere ancora di più delegittimata e umiliata.

 

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Sui rifiuti chiacchiere e illusioni

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Agli statali non bastava un regalo

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Il Presidente del Consiglio Gentiloni l’ha detta giusta: il suo Governo ha garantito una fine ordinata della legislatura. Per un esecutivo fotocopia di quello precedente, tirato fuori dal cilindro di Napolitano anziché dalle urne, il risultato minimo è comunque un risultato. Il Paese meritava di più, meritava di meglio? Certo che sì, soprattutto perché le…

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Impariamo la lezione catalana

Hanno poco da festeggiare gli indipendentisti riusciti a conservare la maggioranza in Catalogna. Lo strappo con Madrid ha gettato le basi per un arretramento della regione, non solo sotto l’aspetto economico. Se il tentativo di scissione finito con la fuga del leader Puigdemont ha fatto scappare anche molti investitori, banche e imprese, le elezioni di…

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