L’antimafia di nuovo in politica

di Gaetano Pedullà

Fateci fare un po’ di ironia: con solo 16 impresentabili abbiamo le elezioni regionali più pulite della storia. Ma battute a parte, in realtà mai voto è stato più inquinato. L’uscita di un documento dell’antimafia a poche ore dalle urne è un precedente istituzionale assoluto. E preoccupante. Non è infatti un precedente fare politica utilizzando mafia e malaffare per colpire gli avversari politici. Senza scomodare Sciascia, che per primo svelò il giochetto dei professionisti dell’antimafia, tirare fuori un elenco come quello della Bindi significa inevitabilmente condizionare l’elettorato. E soprattutto esporre le istituzioni al sospetto che si utilizzi la Commissione antimafia per regolare conti politici tra i partiti e interni ai partiti. Di candidati impresentabili ne abbiamo avuti sempre tanti, troppo spesso eletti. A decidere però devono essere i cittadini. Non la dittatura dell’antimafia. Dunque è sacrosanto far sapere chi ha conti aperti con la giustizia. Ma questo va fatto all’accettazione delle candidature, non due minuti prima del voto e con una tale enfasi da orientare gli elettori a scansare più i partiti di questi impresentabili che i diretti interessati.

 

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